Al via l’anno nuovo

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Dopo un bilancio non proprio entusiasmante dell’anno passato, vale la pena dare uno sguardo al futuro, agli appuntamenti politici, alle speranze e alle inquietudini che già si intravedono per il 2019,  ai confini dell’Europa e oltre.

Innanzitutto il 2019 sarà un anno in cui si svolgeranno elezioni in Paesi particolarmente sensibili e nei quali si stanno consumando antichi e più recenti conflitti e che hanno un peso particolare non solo per la stabilità regionale, ma anche per gli interessi geopolitici e geostrategici che rappresentano sullo scacchiere internazionale.

Si avranno, infatti, elezioni anticipate in Israele nel prossimo aprile, elezioni che potrebbero cambiare l’odierno paesaggio politico ed aprire a tendenze più centriste. Il 20 aprile sarà invece giorno di elezioni in Afghanistan, Paese attraversato da anni da gravi instabilità e violenze, ostaggio negli anni più recenti dell’intransigenza dei talebani che hanno sempre ostacolato qualsiasi consultazione popolare in quanto contraria alla loro visione dell’Islam. E’ percepibile, al riguardo, la difficoltà di questo Paese, punto di partenza di molti migranti verso l’Europa, ad intraprendere il percorso della democrazia e della convivenza pacifica.

Sempre con un punto interrogativo sono tuttavia le prossime elezioni in Libia, Paese in preda a grandi turbolenze e divisioni  politiche ma anche Paese dal ruolo di primo piano nella stabilità della regionee nella gestione dei flussi migratori verso le nostre coste. Se queste elezioni avranno luogo, il 2019 potrebbe significare l’inizo di una transizione politica e di una tanto necessaria riconciliazione nazionale. Infine, sono previste per il prossimo 31 marzo elezioni presidenziali in Ucraina, su sfondo non solo di forti tensioni con la Russia, ma anche di crescenti ostilità fra Russia e Occidente.

Per quanto riguarda i teatri di guerra, il 2019 potrebbe essere l’anno in cui è permesso nutrire alcune speranze di pace. È il caso, ad esempio, della graduale normalizzazione delle relazioni fra Etiopia e Eritrea, un conflitto in corso da anni e che tanto è costato alle popolazioni civili, in termini non solo di mancato sviluppo ma anche di sofferte migrazioni. Un barlume di speranza proviene anche dallo Yemen, dopo i  tentativi di dialogo fra le parti in conflitto che si sono svolti ad inizio dicembre 2018 in Svezia.

Nel contesto sempre molto teso del Medio Oriente, la guerra in Siria, dopo ben otto anni, si ritroverà ad affrontare, per la prima volta, la questione della sua ricostruzione, anche se le tensioni e le violenze proseguono su tutto il territorio. Si tratta tuttavia di un tema che sta diventando centrale nell’attenzione della comunità internazionale, profondamente divisa sulla legittimità che un sostegno alla ricostruzione può  dare all’inquietante vittoria di Assad. La Siria rimarrà tuttavia il teatro principale delle tensioni nella regione, dove il recente ritiro degli Stati Uniti potrebbe aprire altri fronti di conflitto, in particolare nel nord, fra i curdi e la Turchia.

Ed infine, per quanto riguarda la pace, il 2018 ha riportato in primo piano due temi inquietanti. Il primo riguarda una rinnovata corsa agli armamenti nucleari nel mondo e la seconda, con l’attentato di Strasburgo, ci è giunta la conferma che il terrorismo non è stato sconfitto, ma rimane ancora una grande sfida per l’Europa.

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