Primo settembre a Danzica

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Un concorso di circostanze ha fatto sì che, dopo un viaggio in treno da Berlino, mi trovassi a Danzica proprio questo primo settembre 2019, con amici e compagni di viaggio tedeschi. Mi si è presentata in tal modo un’occasione unica per commemorare e riflettere su quel primo settembre 1939, data in cui il Terzo Reich, invadendo la Polonia, accese il primo fiammifero che avrebbe poi incendiato l’Europa intera, dando inizio  all’infinita tragedia della seconda guerra mondiale. E’ stato un primo fiammifero acceso proprio sulla penisola di Westerplatte per conquistare il porto di Danzica, coraggiosamente difeso da un’esigua guarnigione polacca divenuta, durante la guerra, uno dei simboli della resistenza all’invasione tedesca.

Le commemorazioni ufficiali si sono svolte essenzialmente a Varsavia, dove si sono incontrati il Presidente polacco Andrzej Duda e il Presidente tedesco Steinmaier : è stato non solo il momento del ricordo, ma è stato soprattutto, da parte del Presidente tedesco, il momento di rinnovare, ad ottant’anni di distanza, le scuse della Germania alla vicina Polonia. A Danzica, invece e forse in modo più significativo per quanto riguarda il futuro del Paese, le commemorazioni si sono svolte in presenza del Primo ministro polacco Mateusz Morawiecki e del Vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans.  

Ma, al di là delle cerimonie ufficiali, come descrivere l’atmosfera e il coinvolgimento della gente in questa giornata particolare ? Tutto inizia alle quattro del mattino, quando le campane dell’intera città si sono messe a suonare, a ricordo dell’ora in cui sono piovute le prime cannonate su Danzica. Mi sveglio, apro le finestre della camera d’albergo e il suono diffuso e lugubre delle campane mi dice immediatamente che le storiche ferite della Polonia sono lungi dall’essersi rimarginate.

Inizia cosi’ una giornata carica di partecipazione civile, sentita e composta. Appena possibile cerco di raggiungere il centro città, desiderosa di essere presente fra la gente, di sentire l’atmosfera, di percepire e capire, se possibile, quanto pesi ancora la grande Storia su questo Paese, da pochi anni membro dell’Unione europea e della NATO. Mi faccio strada fra la folla che, ordinatamente, si divide fra le tante viuzzole del centro e dove la bellissima Basilica gotica di Santa Maria sembra rappresentare un crocevia e una tappa per tutti. Entro anch’io e sono immediatamente avvolta dall’intimorente e possente musica di un organo che sembra dialogare direttamente con l’Universo, con l’infinito. Non sono sorpresa dalla gente che si sofferma davanti ai tanti altari, ma sono colpita dalla moltitudine di bandiere polacche che sventolano legate alle colonne della Basilica, spesso abbracciate alle bandiere di Solidarnosc. E’ ancora molto vivo infatti il ricordo e il simbolo di questo primo sindacato libero dell’Europa dell’Est, nato nei cantieri navali di Danzica e grande protagonista della recente Storia della Polonia e dell’intera Europa, a partire dalla caduta del Muro di Berlino.

Continuo la mia ricerca ed esco dalla Basilica a fatica ; la folla si fa sempre più numerosa e sempre più numerose sono le squadre di scout che percorrono ordinatamente (e a mio parere con divise di fattura un po’ troppo militare) le vie della città. Offrono a tutti palloncini rossi, sui quali, a grandi lettere, spicca in quattro lingue (polacco, tedesco, russo e inglese)  la scritta “Mai più guerre !”. 

Capisco che quel  messaggio ha una sua valenza molto concreta e certamente molto più sentita in queste terre, dove le frontiere, ieri come oggi, hanno ancora un significato inquietante : Kaliningrad dista infatti non più di 150 Kilometri da Danzica. Capisco che la memoria è sempre viva e soprattutto sempre all’erta. 

Nel primo pomeriggio partono i primi cortei più organizzati. Decido di avviarmi verso l’imponente “Centro della Solidarietà europea”, dedicato in un primo tempo a Solidarnosc e oggi Centro e Memoria di una comune storia europea a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. L’idea stessa del concetto di “Solidarietà europea” mi dà quasi  le vertigini, mi fa energicamente percepire tutta l’importanza del progetto europeo, della sua portata storica e del suo potenziale di pace. 

Mi affianco al primo corteo e, senza esitare, mi avvicino alla prima bandiera europea che vedo  sventolare. Non sono moltissime, ma ci sono. Parlo con una signora che porta la bandiera polacca e la bandiera europea e, in un linguaggio fatto di briciole di inglese, di francese e di tedesco, mi spiega che manifesta non solo per la pace ma anche per la difesa della Costituzione del suo Paese. 

Vorremmo parlare di più, interrogarci a vicenda su questa “nostra Europa”, sul suo futuro e sulle sue sfide, su questa percettibile frontiera che ancora ci divide, Europa dell’Est, Europa dell’Ovest. Capiamo che ci vorrà tempo, che la Storia non ha esaurito tutte le sue ricadute e che la democrazia e la pace rimangono tuttavia valori imprescindibili.

Il corteo continua. Nel frattempo si sono fatte le sette di sera. Squilla il mio cellulare e sento la voce di un compagno di viaggio che cerca di comunicarmi i risultati delle elezioni in Sassonia e Brandeburgo : brutte notizie, l’estrema destra ha fatto di nuovo passi da gigante. Veramente brutte notizie per la Germania e per l’Europa.

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