Dall’Europa un invito a ripartire

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Dal voto europeo sono venute buone notizie per questo continente alla ricerca del suo futuro.
È stata una buona notizia il balzo di partecipazione, in particolare di quella giovanile, una generazione così naturalmente europea da rischiare di dare come scontata la faticosa avventura del processo di integrazione continentale.
Hanno ripreso la strada della partecipazione democratica, anche se in misura ancora modesta, anche gli ultimi arrivati, i Paesi dell’Europa centrale e orientale, con al sola eccezione della Bulgaria.
È corso in soccorso del giovane Presidente francese, Emmanuel Macron, anche un elettorato disorientato ma deciso a far argine agli estremismi di destra e di sinistra.
Hanno cavalcato l’onda delle mobilitazioni in favore dell’ambiente i Verdi, quelli tedeschi da tempo impegnati su quel fronte, diventati il secondo partito alle spalle di una declinante Angela Merkel.
Occasioni e opportunità che purtroppo non sono state ancora colte in un’Italia, segnata da una caduta di partecipazione e travolta dall’ondata leghista accompagnata dalla risacca pentastellata e ostacolata ancora troppo poco da forze democratiche europeiste in corso di ricostruzione.
Dall’Europa della speranza giunge all’Italia del rancore un messaggio chiaro: il futuro è di chi scommette su un’Unione più forte e più coesa, su una politica di dialogo e sul rispetto di Istituzioni da riformare ma non da abbattere.
Una prospettiva che vale anche per i nostri Enti locali, tessuto indispensabile non solo per l’Italia ma anche per l’Europa, in una dinamica di reciproco sostegno e di concreta collaborazione.
L’Unione Europea che resiste è anche un appello a tutti i suoi territori a ripartire verso orizzonti più aperti, che non sono quelli dei porti chiusi e dell’ossessione della sicurezza a spese del vivere civile. Sono invece le comunità consapevoli che – come ha ricordato l’altro giorno il nostro Presidente, Sergio Mattarella – “libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta conflitti, con chi punta a creare opposizioni dissennate fra le identità, con chi fomenta scontri, con la continua ricerca di un nemico da individuare…”, peggio poi se il nemico è addirittura la nostra casa comune, l’Unione Europea. E per chi non avesse colto il senso del messaggio del Presidente della Repubblica o fosse più sensibile al richiamo religioso, dopo l’esibizione di croce e rosario, può soccorrere il monito di domenica di papa Francesco, di ritorno dalla Romania: “Un politico mai, mai deve seminare odio e paura, solo speranza. Giusta, esigente, ma speranza: deve condurre il Paese lì, non dargli paura”. Chi vuol capire, capisca.
E la speranza può e deve ripartire dai territori, dalla società civile, dai corpi intermedi, da ciascun cittadino d’Europa con un’opera di risanamento della politica, da quella locale a quella nazionale fino a quella europea.
Si metterà fine così – e speriamo prima possibile – al rischio di quarantena da parte dei nostri partner europei, preoccupati dal contagio di una politica miope che di questa nostra penisola rischia di fare un’isola, non più saldata al continente e  pericolosamente alla deriva verso il passato e fuori dalla storia.

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