La Polonia preoccupa l’Ue

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In una raccomandazione inviata al governo polacco, la Commissione europea esprime preoccupazione per la riforma del sistema giudiziario.

A preoccupare è il progressivo smantellamento dello Stato di diritto, messo in atto da parte del partito al potere “diritto e giustizia”, in particolare con norme che pongono la magistratura sotto il controllo diretto della politica.

La Raccomandazione del 26 luglio scorso è la terza, dopo quelle del luglio e del dicembre 2016 rimaste inascoltate da parte delle autorità nazionali che, anzi, hanno ulteriormente aggravato la situazione con ulteriori misure limitanti per l’indipendenza del potere giudiziario rispetto alla politica.

Sono quattro le leggi che Bruxelles chiede di modificare o di non far entrare in vigore: la legge sulla Corte suprema, la legge sul Consiglio nazionale della magistratura, la legge sull’organizzazione dei tribunali ordinari e la legge sulla scuola nazionale della magistratura.

Le prime due sono state bloccate dal presidente polacco Andrzej Duda che non le ha firmate, ma le altre due sono in procinto di entrare in vigore (tribunali ordinari) o già vigenti (scuola nazionale della magistratura).

Secondo Bruxelles questa misure, se adottate nella forma attuale, determinerebbero la destituzione o le dimissioni degli attuali giudici della corte suprema, ingerenza inaccettabile della politica sul potere giudiziario. Per questo la Commissione europea ha dato al governo polacco un mese di tempo per ripristinare condizioni favorevoli a uno Stato di diritto solido e stabile. Se così non sarà si profila per la Polonia una procedura ai sensi dell’articolo 7 del Trattato che potrebbe portare alla limitazione di alcuni diritti derivanti dall’appartenenza all’Ue (ad esempio il voto in Consiglio).

Indipendentemente all’iter della raccomandazione, la Commissione europea ha deciso di predisporre una procedura di infrazione del diritto Ue, qualora la legge di riforma dei tribunali ordinari venisse pubblicata così come è oggi  norme potenzialmente lesive dell’uguaglianza di genere e della parità di trattamento in materia di occupazione e carriera .

Fonte: Commissione Europea

Approfondimento: Quelli che remano contro, di Franco Chittolina

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