DESI – Digital Economy & Society Index: Italia al 25° posto

Evoluzione digitale e innovazione rappresentano un’imperdibile opportunità per la ripresa economica e la competitività del nostro paese. La strada da percorrere è chiara ma l’Italia, patria di Marconi e di Faggin (l’inventore del microprocessore), sembra non volerlo capire e ci si chiede perché non si stia facendo tutto il possibile per cogliere questa sfida e accelerare questa traiettoria.

Si chiama DESI e si pone come obiettivo quello di misurare l’avanzamento dei paesi dell’Unione Europea verso un’economia e una società digitale.

Il Digital Economy & Society Index (DESI), elaborato dalla Commissione europea (DG CNECT), si compone di una trentina di indicatori mirati a misurare le performance digitali dei paesi dell’UE.

Anche se in fase di recupero e con una posizione in più rispetto allo scorso anno il nostro paese resta vergognosamente indietro e si aggiudica il 25° posto nella classifica dei 28 paesi membri dell’UE. Ci seguono solamente la Grecia, la Bulgaria e la Romania mentre svettano sul podio Danimarca, Olanda e Svezia. Gli indicatori che contribuiscono a definire l’indice si articolano su cinque dimensioni di analisi: connettività, utilizzo di internet, capitale umano (competenze digitali), integrazione delle tecnologie digitali nei processi di business, servizi pubblici digitali.

Ci piazziamo al penultimo posto per quanto riguarda la connettività nonostante l’ambizioso piano per la banda ultra larga che intende portare internet veloce a tutti gli italiani entro il 2020 e che forse partirà in primavera. L’accessibilità a reti di nuova generazione è carente sebbene si sia passati da una copertura del 36% nel 2014 al 44%. Solo il 53% delle utenze possiede un abbonamento ad un servizio di banda larga e si tende a preferire la connessione mobile.

Difficilmente si può pensare di trarre vantaggio dal digitale se si considera che un terzo degli italiani è restio ad un uso quotidiano di internet e non c’è una buona propensione alla fruizione dei servizi digitali come l’utilizzo di transazioni e la consultazione delle news on line. La lacuna di competenze digitali di base è correlata al basso livello di educazione e ad una sostanziosa fetta di popolazione non più giovane, l’Italia si ritrova ad essere quartultima tra i 28 paesi UE con solamente il 42% della popolazione dotato di un livello di istruzione superiore all’ istruzione secondaria inferiore (ISCED 2).

Per quanto riguarda invece l’adozione di contenuti digitali come l’ascolto di musica, film e video games il DESI ci pone sopra le medie europee.

Ma qualcosa di incoraggiante per il nostro paese si intravede: fa ben sperare un incremento del 4%, nella fascia di età 16-74 anni, degli utenti di Internet, inoltre la migliore performance l’Italia la raggiunge nei servizi pubblici digitali (anche detti eGovernment) piazzandosi al 17° posto nonostante solo il 18% degli utilizzatori di internet sfrutti la possibilità di inviare informazioni e documenti on line. Il commercio elettronico si sta facendo strada tra le PMI (8,2% del totale) e insieme a Croazia, Lettonia, Romania, Slovenia e Spagna popoliamo il  cluster dei paesi che stanno recuperando. Il nostro punteggio è al di sotto della media UE ma è aumentato più rapidamente dell’UE nel suo insieme.

DESI2016
DESI index 2016

La strada da percorrere è ancora lunga, non solo per l’Italia ma anche per l’Unione Europea se confrontata con i paesi leader nel digitale: Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti. L’accesso alla banda larga raggiunge il 71% della popolazione, il 45% dei cittadini europei non possiede ancora adeguate competenze digitali e solamente il 32% comunica on line con le pubbliche amministrazioni. E’ in questa sfida che si deve puntare investendo in competenze e occupazione.

Scheda a cura di Maria Claudia Bodino (mariaclaudia.bodino@gmail.com)

Approfondisci:

DESI index

Scoreboard Italy

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