Confusione sotto i cieli d’Europa

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Grande è la confusione sotto i cieli d’Europa, Italia compresa, e non consola che qualcosa di simile interessi molta parte del mondo.
Per non cercare troppo lontano da noi, basta ricordare quanto sta avvenendo sui bordi del Mediterraneo, a cominciare dalla Siria dove continua il braccio di ferro tra il regime di Assad e il popolo siriano, con un numero crescente di vittime. Sono trascorse tre settimane dal veto posto da Russia e Cina al Consiglio di sicurezza dell’ONU a una risoluzione di condanna nei confronti del regime di Assad: un’ennesima prova della difficoltà della comunità internazionale ad adottare una posizione comune in una regione che vive dinamiche molto complesse.
Il vicino Iran, alleato e sostenitore della Siria, continua a impedire agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica di verificare il carattere non militare del suo programma nucleare: un atteggiamento che inquieta Israele e lo induce a non escludere un possibile intervento militare dalle ripercussioni dirompenti ben al di là della regione.
Non ha dato un grande contributo alla ricerca di una soluzione del problema siriano la riunione di Tunisi del 24 febbraio scorso nella quale un gruppo di “Amici della Siria” (con Unione Europa, Lega araba e Stati Uniti) tentava di giungere a un accordo internazionale per mettere fine alle violenze e convincere Assad a lasciare il potere.
Intanto in Afghanistan, a seguito del comportamento irrispettoso di alcuni militari americani nei confronti del Corano, andava crescendo una rivolta popolare, funzionale all’attacco dei talebani al regime di Karzai e al ritiro dal territorio afghano delle forze della coalizione USA-NATO, ormai alla vigilia di un rientro denso di incognite per il futuro dell’Afghanistan.
Mentre tutto questo accade non lontano dai suoi confini, l’Europa continua a lacerarsi su politiche di austerità, controproducenti per la crescita, e sul salvataggio della Grecia, ancora lontano da essere assicurato con l’ultimo intervento deciso dai ministri finanziari dell’eurozona.
Si spera che qualcosa di più solido esca dal Consiglio europeo di inizio marzo, impegnato a condurre in porto l’Accordo intergovernativo a 25 e a proporre finalmente politiche per la crescita, lo sviluppo e il lavoro.
Sul Consiglio europeo aleggia la singolare iniziativa di dodici Paesi UE, tra i quali l’Italia, la Gran Bretagna, la Spagna, l’Olanda e la Polonia, ma senza la Germania e la Francia, per rilanciare le politiche comuni dell’Unione con il rafforzamento del mercato interno, in particolare nei settori dell’energia e della ricerca. Un’iniziativa lodevole se solo si riuscisse a capire verso quale progetto politico europeo possano muoversi concordemente il governo inglese e quello italiano.
L’attivismo internazionale del nostro governo e del suo Presidente del Consiglio merita apprezzamento, ma non impedisce di avere qualche dubbio sulla coerenza di interventi che oscillano da un asse italo-franco-tedesco ad uno solo italo-tedesco fino all’intesa, particolarmente fragile, del fronte poco omogeneo politicamente dei dodici firmatari della lettera citata.
Ed è lecito anche qualche interrogativo sui frequenti richiami di Mario Monti all’UE a sostegno delle manovre in corso, in particolare per quanto riguarda la riforma del mercato del lavoro e di un nuovo sistema di ammortizzatori sociali a parziale sostituzione delle tutele attuali, quando sappiamo bene di non essere la Danimarca e di non avere le risorse per le nuove misure che si prospettano.
Un richiamo eccessivo all’ “immaginario europeo” e ai suoi vincoli, oltre che non servire l’immagine dell’UE, rischia di logorarne anche la capacità di influenza sugli importanti processi di riforma in corso in Italia.

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