Ue: chi se ne va, chi viene e chi resta

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Chi non l’avesse ancora registrato, farebbe bene a tenere aggiornati, in questa concitata stagione europea, i movimenti in corso nell’Unione Europea. Descritta da molti come un corpo inerte, per qualcuno addirittura un animale preistorico in estinzione, si rivela giorno dopo giorno una realtà capace di sorprendere, costringendo a letture meno superficiali del solito.

La notizia dei giorni scorsi è stata indubbiamente quella dell’annuncio di Angela Merkel di lasciare a fine anno la presidenza del suo partito, l’Unione cristiano-democratica (CDU), e la decisione di non ripresentarsi alle prossime elezioni federali del 2021. Molte e diverse le ragioni di una simile decisione: senz’altro un riflesso di dignità politica, dopo 18 anni di incontrastata leadership, ma anche il risultato della lezione impartita da pesanti sconfitte elettorali, prima nelle elezioni politiche dell’autunno 2017 e, nel mese scorso, nelle elezioni in Baviera e nell’Assia. Perché un po’ è inevitabile che il “potere logori chi ce l’ha” e che questo logoramento sia cresciuto in anni in cui il mondo, l’Europa e anche la Germania sono cambiate e stanno rapidamente continuando a cambiare. Dirà la storia – spesso più credibile della cronaca – che a questa decisione della Merkel ha contribuito anche una sua apertura coraggiosa sull’accoglienza dei migranti che parte del suo elettorato non ha condiviso, salvo poi premiare chi – come i Verdi – hanno ripreso il testimone, rilanciando politiche di accoglienza in un’Europa, società aperta.

In Germania se ne va Angela Merkel, ritornano importanti i Verdi, con percentuali che competono alla pari con i partiti tradizionali in declino, ma crescono anche forze di estrema destra come Alleanza per la Germania (AFD).  Ne risulta per il futuro della Germania – e dell’Unione Europea – un quadro incerto per l’attuale “Grande coalizione” al governo a Berlino e sul ruolo della Germania in Europa senza la Cancelliera.

L’attuale coalizione al governo, composta da cristiano-sociali e socialdemocratici, era già fragile prima di questi ultimi eventi, lo è molto di più ora: i socialdemocratici, in caduta libera, potrebbero essere tentati di lasciare l’attuale instabile maggioranza per una salutare cura di opposizione per rigenerarsi e potrebbe profilarsi di nuovo un’ipotesi “giamaica” (quella con i colori dell’Unione dei cristiano-sociali, dei Verdi e dei liberali) che avrebbe numeri più consistenti a livello nazionale, ma anche forti disaccordi al proprio interno, in materia ambientale, fiscale e sociale e sul progetto europeo.

Per limitarci a quest’ultimo è difficile che i Verdi in ascesa e fortemente europeisti cedano terreno rispetto a visioni meno solidali delle altre due componenti e qui l’interrogativo si salda con le previsioni delle elezioni europee del maggio prossimo, quando si verificherà una probabile ricomposizione del Parlamento di Strasburgo. Ad oggi i sondaggi a livello europeo restano confortanti, con una stima di due terzi dei seggi alle forze europeiste, nonostante un possibile – ma non fatale – successo dei sovranisti italiani, in difficoltà ad allearsi con le pattuglie degli altri sovranisti europei.

Di qui a maggio vi saranno movimenti importanti nel quadro politico europeo: salvo sorprese i britannici usciranno dall’UE, tra chi resta nuovi protagonisti si stanno affacciando sulla scena, vetero-nazionalisti ripropongono nostalgie sovraniste della prima metà del secolo scorso. Nuovi personaggi che arrivano, importanti politici di oggi che se ne stanno andando, vecchi miti che ritornano. Un andirivieni che cambierà l’Unione Europea di domani. In meglio, se a scendere in campo saranno soprattutto i cittadini d’Europa, con le nuove generazioni in prima fila.

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