Putin e l’Europa

Si è svolto a San Pietroburgo il 4 giugno scorso il primo Vertice Unione Europea-Russia dopo il ritorno alla Presidenza russa di Vladimir Putin.

Un Vertice passato quasi inosservato, a giudicare dal rilievo dato dalla stampa, ma che prevedeva all’ordine del giorno importanti questioni politiche ed economiche. Putin ha, senza ambiguità, aperto il Vertice con una dichiarazione che lasciava poco spazio a convenevoli e a buone intenzioni e che doveva svolgersi in «modo pragmatico, efficace, senza ideologie o stereotipi».

Questo  il tono per affrontare i temi caldi sul tavolo, a partire dalla Siria. I rappresentanti dell’UE, Barroso e Van Rompuy, hanno cercato invano di convincere Putin ad atteggiamenti più severi e di condanna del Presidente Bachar al Assad, ma Putin non ha lasciato intravedere nessun cambiamento di approccio nei confronti del suo alleato di sempre nella regione. Nessuna concessione ad una possibile risoluzione ONU che preveda sanzioni nei confronti di Damasco e, soprattutto, nessuna apertura per sostenere un regime di transizione o la partenza del Presidente siriano. Una posizione che conforta certamente Bachar Al Assad, deciso a schiacciare fino in fondo l’opposizione e la contestazione al suo regime. Unica concessione, il sostegno al piano di Kofi Annan che, fino ad ora,  non è certamente stato in grado di fermare la sanguinosa guerra civile in corso.

Altro tema strategico importante sul tavolo erano i negoziati con l’Iran per la sospensione del suo programma nucleare. Concordi nel dichiarare la necessità di impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari, Putin ha tuttavia tenuto a sottolineare quello che considera un errore strategico degli Occidentali e in particolare dell’UE e cioé le sanzioni e l’embargo petrolifero, considerati una vera e propria ingerenza negli affari interni del Paese. Resta il fatto che i principali responsabili dei negoziati con l’Iran sul nucleare si riuniranno a metà giugno a Mosca e che Vladimir Putin ha già previsto un incontro bilaterale con Ahmadinejad in margine al prossimo Vertice di Pechino del 5 e 6 giugno prossimi.

Ed infine altri due temi economici di rilevante importanza erano all’ordine del giorno: gli scambi commerciali e le forniture di gas. La Russia è uno dei partener commerciali ed economici più importanti per l’UE dato che più della metà delle esportazioni russe sono destinate ai Paesi membri dell’UE e viceversa. Da anni l’UE cerca di concludere un nuovo accordo con la Russia, che dovrebbe entrare a far parte dell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) entro la fine di quest’anno. Gli ostacoli principali al nuovo accordo vengono principalmente dalla richiesta di rafforzamento dello Stato di diritto, al fine di facilitare e garantire gli investimenti delle imprese europee in Russia. Per quanto riguarda le forniture di gas, l’Europa importa dalla Russia circa un terzo del suo fabbisogno; troppo per non essere soggetta a politiche ricattatorie di qualsiasi natura. L’UE, memore delle sospensioni di forniture di gas in anni recenti, ha cercato di dotarsi di regolamentazioni che limitino il controllo di Gazprom sui gasdotti, cosa che non è certamente piaciuta ai Russi. La risposta di Putin, già dal gennaio scorso, è stata quella di lanciare con un anno di anticipo la costruzione del gasdotto South Stream, destinato a  convogliare gas russo all’Europa via il Mar Nero, evitando l’Ukraina e le regolamentazioni europee.

Questo il clima in cui si è svolto il primo Vertice con Putin di nuovo Presidente. Un clima che ha segnato non solo il ritorno in forza di un intransigente zar, ma ha anche segnato tutta la debolezza e le difficoltà che attraversa oggi l’UE. Un’Unione Europea che non riesce ad uscire da una dolorosa crisi e dal rischio di perdere la Grecia, uno dei Paesi situato pericolosamente su un asse di grande interesse geostrategico per la Russia.

 

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