Vigilia di elezioni europee

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Vigilia di elezioni europee in Italia e verrebbe voglia di dire: «Situazione drammatica ma non seria». Per sapere quanto la situazione sia drammatica, o giù di lì, basterebbe chiederlo ai lavoratori italiani ed europei che continuano a ingrossare le fila dei disoccupati, molti dei quali senza cassa integrazione o altre tutele analoghe. Per quelli che ancora un lavoro ce l’hanno, crescono l’ansia per il futuro, si riducono le condizioni di sicurezza e, in non pochi casi, anche le retribuzioni in nome della solidarietà   – naturalmente solo tra lavoratori chiamati a serrare la cinghia. E poi c’è chi si stupisce che la protesta sociale si diffonda un po’ ovunque e qualche volta si radicalizzi.
Al di là   degli annunci di sapore elettorale sull’«apocalisse ormai passata», appena temperati dalla constatazione che «la quaresima dura», resta il macigno delle statistiche che ci dicono di una disoccupazione crescente, ormai avviata verso la soglia del 10% e già   oltre il 16% in Spagna.
Se poi a questa fotografia impietosa della situazione occupazionale si aggiungono le previsioni di agenzie internazionali come quelle del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dell’OCSE, insensibili alle sirene della nostra vigilia elettorale, allora il quadro si fa anche più cupo, se non addirittura drammatico.
L’ultima previsione del FMI, ripresa a malincuore dalle nostre fonti governative fino a ieri in lotta con i «corvi disfattisti», non lascia dubbi sulla gravità   delle recessione, la sua durata e la debolezza della crescita che ci sarà  , se ci sarà  , non prima di un anno. Per essere precisi: la contrazione della crescita sarà   di oltre il 4% nel 2009 e resterà   vicina, se non sotto, allo zero nel 2010 in Italia.
Nel nostro Paese, nei prossimi mesi, cresceranno solo il dissesto dei conti pubblici, la pressione fiscale e l’economia sommersa, oltre che il tasso di disoccupazione. Sta andando verso il raddoppio il deficit sul PIL e non meglio andrà   con il nostro debito pubblico – dello Stato e quindi di ciascuno di noi che lo dovremo pagare – avviato verso la vetta del 120% sul PIL, il doppio esatto di quanto consentito dal Patto di stabilità   europeo.
àˆ in questo scenario, non lontano dall’essere drammatico, che alcune forze politiche del nostro Paese affrontano con sconcertante leggerezza le imminenti elezioni europee. Ne hanno dato la misura le recenti vicende sulla composizione delle liste per Strasburgo di alcuni partiti.
Il copione è quello sconsolante che conosciamo: ancora una volta la sfilata di nani e ballerine; nani occultati nelle gigantografie dei manifesti elettorali, ballerine questa volta – per una singolare esigenza di pari opportunità   – accompagnate da un ballerino «reale» venutoci da un inglorioso passato, per andare verso non si sa quale futuro.
Un brutto spettacolo che sicuramente non fa bene all’Europa, proprio adesso che di Europa vi è maggiormente bisogno per coordinare la risposta alla crisi ed altre disgrazie che incombono, come in questi giorni il rischio di pandemia da influenza suina.
E proprio in una fase storica nella quale il Parlamento Europeo va rafforzando i suoi poteri e sarà   maggiormente in grado, con il nuovo Trattato di Lisbona, di orientare le politiche dell’UE e, quindi, la vita dei suoi cittadini, l’Italia vi contribuisce con veline e «principi ballerini» dalle competenze europee non proprio certificate.
Nà© contribuiscono a rafforzare il peso dell’Italia nell’UE le «finte candidature» di quanti si presentano come collettori di voti senza alcuna prospettiva di onorare il mandato ricevuto dagli elettori perchà© incompatibile il seggio di Strasburgo con le funzioni ricoperte in Italia.
E nemmeno sarà   positiva la presenza in Parlamento di quanti sono stati «paracadutati» dai partiti in collegi elettorali di cui non hanno condiviso la storia e i problemi, indebolendo la dimensione di rappresentanza vicina ai cittadini che dovrebbe caratterizzare una democrazia appena normale.
In uno scenario come questo, grande sarà   per molti la tentazione di disertare le urne, schierandosi così – magari in buona fede – dalla parte di chi ha operato in spregio alle Istituzioni democratiche.
Tornerà   anche il tormentone del «voto utile» nei confronti di coloro che mal sopportano l’arroganza dei partiti maggiori, dimenticando che sempre il voto è utile, se non per la maggioranza o l’opposizione, almeno per la democrazia e la sua sopravvivenza quando contrasta la concentrazione del potere e le derive populiste di diverso segno.
Perchà© a questo punto della storia e nel nostro Paese in particolare – collocato recentemente al 73° posto nella classifica internazionale della «libera informazione» da un’indipendente agenzia americana col nome evocatore di «Casa della libertà  » – è la democrazia e il suo futuro la vera emergenza, ancor prima della crisi economica o dell’influenza suina.

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