“Lo specchio americano” di Simone Pieranni

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Mondadori 2026 – (18,50 euro)

Per molto tempo in Occidente ci siamo limitati a guardare l’ascesa di Pechino convinti di avere poco da imparare, definendo la Cina semplicemente come un partner commerciale, o come un competitor sleale. Tuttavia, nel frattempo la Cina ci osservava, ci studiava, iniziava a vestirsi e a mangiare come noi, ma mentre lo faceva constatava e rifletteva sulle nostre fragilità. Mentre noi sappiamo molto poco sul funzionamento della politica cinese, loro sanno benissimo come funzionano le democrazie: “(…) in Cina si continua a guardare agli Stati Uniti, per capire come conviverci, ma soprattutto per comprendere qualcosa di più su ciò che conta davvero per ogni cinese: il destino della Cina stessa”. 

In questo libro Simone Pieranni ripercorre in maniera completa ed approfondita le trasformazioni del rapporto tra Cina e Stati Uniti: tra esempi pop e opinioni accademiche, il giornalista ci guida in una lettura degli Stati Uniti attraverso gli occhi del popolo, degli studiosi e della politica cinese, a cui spesso l’America appare come un “adolescente ribelle”, un bambino selvaggio forte, ma irragionevole e dotato di uno spiccato senso di giustizia. Gli Stati Uniti, soprattutto dopo i fatti di Piazza Tiananmen, smettono di essere il faro che illumina il futuro cinese, e diventano un modello da emulare per la sua efficienza e la sua organizzazione industriale, ma da disprezzare per i suoi valori: “amare il capitalismo, odiare i capitalisti”, il prisma di questo approccio. 

Un testo che ci permette di comprendere a fondo le radici della Cina di oggi, quella di Xi Jinping: egli ha coltivato un sogno collettivo, il cui soggetto è la “nazione”: “Se per riportare la Cina al centro del mondo l’individuo deve sacrificare diritti o libertà, quello è il prezzo necessario. Xi chiede ai cittadini di non sognare il caotico individualismo americano, ma di diventare parte del progetto di rinascita nazionale”. Tuttavia, non si tratta solo di un rifiuto della democrazia e dei valori occidentali, ma anche di una costante ricerca dei propri valori, della propria tradizione, di “un modo cinese di guardare il mondo”: e il mondo visto in questo modo corrisponde ad un’America schizofrenica, caratterizzata da un conflitto permanente tra l’opulenza materiale ostentata e il degrado etico e morale nascosto, che “ha sacrificato il noi sull’altare dell’onnipotente io”. 

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Denise Arneodo
Sono Denise, ho 26 e una una laurea triennale in filosofia, seguita da una magistrale in relazioni internazionali. Mi appassionano molto l'attualità e il progetto d'integrazione europea. Amo viaggiare, leggere e partecipare attivamente alla vita culturale della mia città.

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