A qualcuno a Roma non è parso vero foraggiare la campagna elettorale con un regalo agli italiani che non arrivano a fine mese, gli automobilisti in particolare, senza pensare a quelli che l’auto non ce l’hanno e arrivano appena a inizio mese. Restava, e resta da capire, a chi toccherà pagare quel regalo e il pensiero è subito stato scaricato sulle Regioni e fin qui vale la residua sovranità dei poteri, magari prevaricanti, dello Stato centrale in una Repubblica ad autonomie regionali variabili.
A questo punto il problema si è spostato sulla necessità di un trasferimento di risorse alle Regioni, private di quelle preziose entrate, con la geniale pensata di usare i presunti risparmi sui soldi del PNRR. E qui le cose si complicano, con il ministro Giorgetti – “sofferente” per la misura adottata – che considera quelli “soldi italiani”, dimenticando che lo sono grazie a un debito comune contratto dall’UE a tassi agevolati, inaccessibili per l’indebitata Italia.
Questo avviene proprio mentre i conti italiani sono ancora sotto procedura di infrazione e l’Italia chiede ampi margini di flessibilità per arrivare a fine mese con i costi dell’energia, con la maggioranza di governo alle prese con il futuro bilancio nazionale a dominante elettorale.
Bene che vada, ancora una volta il governo italiano va a Bruxelles con il cappello in mano per rimediare un rassegnato consenso. Se va male, si pagherà tutta l’ambiguità di una politica che, da una parte, si dichiara in favore del processo di integrazione europea, sollecitandone il rilancio per venire in soccorso alle straordinarie sfide del momento, protezione militare negli Stretti compresa, e dall’altra, scarica sull’UE i suoi problemi.
Tra questi anche le decisioni sull’accesso agli extra-profitti e le mancate politiche per la transizione energetica, nonostante la “straordinaria stabilità” di un governo in carica con pieni poteri da oltre quattro anni e orgoglioso della sua residua “sovranità nazionale”. Né mancheranno rilievi e valutazioni sull’origine e natura dei cosiddetti risparmi del PNRR, in parte derivati da mancati progetti in favore della transizione digitale, per non parlare della trascurata transizione ambientale, anche perché si tratta di risorse vincolate al rispetto degli impegni presi.
Per un non consolante raffronto, vedere invece l’impatto, nell’economia della poco amata Spagna, di una diversa esecuzione del PNRR. E nemmeno sfuggirà ai nostri partner l’inaffidabilità di un Paese che, proprio alla vigilia dell’adozione del bilancio UE 2028-2034, prosegue con la sua “finanza creativa” mentre una parte consistente di governi di Paesi UE chiede radicali tagli di risorse, in particolare a spese delle politiche di coesione, ossigeno per le malandate regioni italiane.
In tutto questo non stupisce che sulla soppressione italiana del bollo auto la Commissione europea, guardiana dei Trattati e delle regole liberamente condivise, si sia riservata di esprimersi a tempo debito. Per adesso, alla misura italiana del bollo auto, manca il bollo della “cattiva matrigna” Unione Europea, vittima del “miraggio degli interessi nazionali”, come direbbe Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea.













