Domenica scorsa in Germania la paura era che non ci fosse due senza tre e che alla clamorosa sconfitta del partito del Cancelliere Friederic Merz in Sassonia-Anhalt lo scorso 6 settembre, qualcosa di simile potesse avvenire con le due elezioni, il 20 settembre, nella regione del Meclemburgo-Pomerania e nella città-Stato di Berlino.
Fortunatamente per il Cancelliere non è andata così, ma ci è andato vicino: confortante il risultato nella capitale, ma espulso dal parlamento nella regione dell’ex-Germania orientale.
A Berlino l’estrema sinistra di Die Linke ha superato nettamente la CDU di Merz, avviandosi a guidare una possibile coalizione a sinistra con Verdi e socialdemocratici, mentre è stata relativamente contenuta l’ascesa dell’estrema destra di “Alternativa per la Germania” (AFD), giunta in terza posizione con un aumento comunque di 7 punti.
In Meclemburgo-Pomerania, nel nord-est della Germania, ha di nuovo stravinto AFD ma qui tallonata da vicino, grazie a una significativa rimonta, dai socialdemocratici che, anche in questo caso, potrebbero guidare una coalizione di sinistra, senza nemmeno bisogno di escludere la CDU, clamorosamente assente dal Parlamento, non avendo superato la soglia del 5% dei voti.
I risultati delle elezioni regionali tedesche di questo settembre, in coincidenza con l’avvio dell’autunno, sembrano segnare anche la stagione politica di Merz, se non addirittura mettere fine in tempi brevi al suo mandato alla Cancelleria, sotto la pressione di una duplice polarizzazione dei consensi, all’estrema destra e alla sinistra, e l’arretramento del partito di Merz, che pur avendo dichiarato “disastroso” per la sua CDU il risultato del voto, ha anche immediatamente dichiarato di restare al suo posto.
Su questo sono in molti in Germania a chiedersi fino a quando, con pochi sicuri che possa concludere il suo mandato: una prospettiva che indebolisce ulteriormente la maggioranza al potere a Berlino e non manca di inquietare molti in Europa.
Qui il pensiero corre naturalmente ad altre elezioni in programma, in particolare a quelle presidenziali in Francia in primavera, quando il leggendario “motore franco-tedesco” dell’Unione Europea potrebbe collassare e, con esso, predicono i più pessimisti, collasserebbe anche l’Unione Europea.
In questi tempi di apocalissi, annunciate un giorno sì e l’altro pure, sarebbe buona regola mantenere i nervi saldi e valutare seriamente i rischi ma senza dimenticare le opportunità. I primi li stiamo già soffrendo, le seconde sono un potenziale affidato alla libera scelta dei cittadini europei e alla lungimiranza e al coraggio dei loro governanti.
Ci si potrebbe anche spingere a considerare che i rischi corsi aggiungono un potenziale di spinta a reagire, se i sonnambuli al potere si svegliassero e se i cittadini-elettori capiranno in tempo quale sarà la posta in gioco per il futuro dell’Europa nel voto, solo apparentemente di valenza nazionale, nei mesi prossimi, in Francia, Italia, Spagna, Polonia, Grecia e, forse, anche in Germania.
Sarà importante, in queste prossime consultazioni elettorali nell’Unione Europea, capire che la vera discriminante tra le parti in contesa non saranno miopi interessi nazionali, ma il futuro di un continente minacciato dalla guerra della Russia, dalla competizione con la Cina e tradito dal predatore di oltre Oceano, che già ha riservato per sé la salvaguardia della sicurezza della Groenlandia e ha dato più di una spinta ad uno storico avvicinamento tra l’Unione Europea e il Canada, già questa una potenzialità politica figlia di un rischio.
Crescerà nei giorni e mesi che verranno la percezione dei rischi e dei prezzi da pagare per difendere la nostra storia e la nostra democrazia, sarebbe un errore imperdonabile per i nostri politici non cogliere l’occasione per rilanciare, ripensandolo a fondo, il progetto europeo di pace e benessere.
Se non fosse possibile con tutti, subito con chi ci sta.













