Alle elezioni in Svezia del 13 settembre, la coalizione governativa di centro-destra, in carica dal 2022 grazie all’appoggio esterno della destra radicale dei Democratici Svedesi (DS), è stata battuta dai quattro partiti di opposizione, seppur con un margine ridotto. Su 349 seggi del Parlamento svedese, il centrosinistra ne ha accaparrati 176 contro i 173 del centro-destra.
I socialdemocratici, guidati da Magdalena Andersson (già ministra delle finanze dal 2014 al 2021 e Primo Ministro fino al 2022) rimangono il primo partito del Paese nonostante il calo di consensi, mentre crescono gli altri partner di coalizione, dal Partito di Centro ai Verdi e, soprattutto, la Sinistra ex comunista. Nel campo opposto, i Moderati del premier uscente Ulf Kristersson rimangono stabili insieme a liberali e cristiano-democratici, mentre colpisce il ridimensionamento dei Democratici Svedesi, che dal loro ingresso in Parlamento nel 2010 erano in costante ascesa.
Una campagna elettorale altamente polarizzata, segnata da 4 anni di governo in cui forte è stata l’influenza della destra sulle politiche migratorie e di sicurezza svedesi, esemplificata da provvedimenti radicali e repressivi come l’espulsione di immigrati irregolari anche se
minorenni, l’estensione del carcere per reati gravi fino ai quattordicenni e l’introduzione di sussidi per stranieri, anche regolari, che accettino di lasciare il Paese. Oltre a questo, carovita, crisi climatica e rilancio di economia e occupazione gli altri temi caldi della campagna.
Molto significativa è stata l’apertura di Kristersson all’ingresso formale dei DS al governo in caso di vittoria, una novità assoluta nella politica svedese dato che finora i partiti tradizionali si sono sempre opposti alla normalizzazione di un partito dalle origini neonaziste che, nonostante l’espulsione dei suoi esponenti più estremisti, ha mantenuto saldi i propri capisaldi identitari e reazionari.
Un clima politico che ha portato a un graduale slittamento degli stessi socialdemocratici su posizioni restrittive in tema di immigrazione, analogamente ai loro simili danesi. Non stupiscono inoltre le posizioni rigoriste sul bilancio dell’Unione Europea: in quanto Paese contributore netto, in Svezia esiste un consenso politico trasversale che chiede di ridurre il proprio apporto finanziario per non sacrificare l’agenda sociale statale. La stessa ostilità emerge quando si parla di nuove risorse proprie dell’Unione e di debito comune, il che mette i socialdemocratici in conflitto con l’opposta postura del loro gruppo politico europeo, i Socialisti e Democratici.
Si annuncia ora molto complicato il dialogo tra le forze politiche della coalizione di maggioranza, in particolare viste le divergenze valoriali e programmatiche tra la sua componente di sinistra e quella di centro, come sui temi del welfare e dell’intervento dello Stato nell’economia.
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