Le buone intenzioni di Ursula Von Der Leyen

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Il “Discorso sullo stato dell’Unione” ha riscosso una significativa attenzione da parte dei media, cauti commenti da parte dei governanti dei Paesi UE e non sembra abbia molto interessato i cittadini europei. Una ragione in più per tornarci con una riflessione sui suoi sviluppi futuri.

Chiamata a farsi carico di questo “Discorso”, che ogni anno propone bilancio e priorità per le politiche dell’UE, era la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a quel posto da ormai dal 2019, nel corso del suo secondo mandato che, salvo imprevisti, dovrebbe concludersi nel 2029.

Dei contenuti del “Discorso” molto è già stato detto, in particolare su alcuni punti più innovativi, tra i quali la proposta al Canada, presente nel Parlamento europeo il suo Primo Ministro, Mark Carney, di diventare il “primo membro associato” dell’Unione Europea, sollevando entusiasmi e interrogativi sulla sua realizzazione, inducendo ad una riflessione sulla praticabilità delle iniziative della Commissione europea e non solo su questa inedita proposta.

È l’occasione per chiarire qualcosa degli intrecci di poteri e responsabilità nel complesso assetto istituzionale dell’UE, dove la Commissione europea ha un ruolo non comparabile a quello delle istituzioni nazionali.

Per i Trattati la Commissione UE ha fondamentalmente tre poteri: in esclusiva il potere di iniziativa, la vigilanza sul rispetto dei Trattati e sulla normativa derivata e la gestione della risorse finanziarie. 

Nel suo “Discorso” la presidente della Commissione ha fatto comprensibilmente prevalere il diritto di iniziativa, è rimasta discreta sulla vigilanza, come nel caso della sospensione dell’Accordo di Schengen tra Italia e Spagna e, sulle future risorse finanziarie UE, ha chiamato in soccorso il Parlamento europeo.

Complessivamente, le nuove iniziative proposte rispondono alle sfide del momento, che si tratti di competitività, di sicurezza e di rafforzamento dell’indipendenza dell’UE, come nel caso della regolamentazione nell’uso delle piattaforme digitali e nel governo dell’intelligenza artificiale.

Non sono mancate proposte in materia di politica estera e di sicurezza , tema oggi non di una politica comune e di competenza marginale per la Commissione, ma sulla quale Ursula von der Leyen è tentata spesso di esondare.

Appartengono a questo registro tanto la citata proposta sul Canada che quella di creare un “Consiglio europeo della sicurezza” aperto anche ad altri Paesi europei extra-UE. In entrambi i casi si tratta adesso di capire come passare dalle buone intenzioni della presidente della Commissione europea alla loro realizzazione, principalmente nelle mani del Consiglio dei ministri dei governi nazionali, con poco margine di intervento da parte del Parlamento europeo. 

E qui si tocca con mano quanto pesi la debole legittimità democratica del proponente e quella diretta acquisita invece dal Parlamento europeo rispetto a quella indiretta e decisiva, ma frammentata, dei governi nazionali che, gelosi della loro presunta sovranità e attenti prevalentemente agli interessi nazionali, rendono complicato l’approdo finale delle proposte.

Questa distanza tra la reale forza politica della proposta della Commissione e i luoghi dei poteri decisionali effettivi, spesso in dissenso tra di loro, è all’origine del crescente discredito delle Istituzioni comunitarie, lente nella decisione e logorate da compromessi al ribasso su temi che richiedono tempestività e coraggio.

Nella stagione di turbolenze ad alto rischio per il futuro dell’Unione Europea e, più ancora, per la pace nel continente si impone fin da subito, a Trattati costanti, una manutenzione straordinaria del processo decisionale. In particolare è urgente procedere ad un allentamento del cappio del voto all’unanimità, in attesa che una futura riforma istituzionale porti a compimento l’assetto democratico delle Istituzioni UE e consenta all’Unione di rispondere tempestivamente alle crescenti preoccupazioni dei suoi cittadini.

Tutto questo perché non si avveri per l’Unione il detto che “di buone intenzioni è lastricato l’inferno”.

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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