Neri Pozza, 2012 – (16,00 euro)
“La Bulgaria finirà nel duemilaesette, l’ha detto la nonna. Quando entreremo nell’UE, la Bulgaria finirà. Lo sai cos’è l’UE?”
Ci sono libri che raccontano la Storia attraverso date ed eventi, mentre altri permettono di vivere quella Storia immedesimandosi nelle persone. A Est dell’Occidente di Miroslav Penkov appartiene alla seconda di queste categorie.
Strutturandosi come una raccolta di racconti, questo libro conduce il lettore nell’Europa orientale, tra Bulgaria, Balcani e confini che, nel corso del Novecento, sono cambiati più volte. I protagonisti sono persone comuni: giovani e anziani, padri e figli, amici, vicini di casa, le cui vite si intrecciano con gli eventi della grande Storia.
Tira fuori un sasso dalla tasca e lascia che lo prenda in mano. “Lo senti quanta libertà c’è qui dentro?” mi fa. Poi mi racconta che gliel’ha portato l’altro giorno suo nipote, un camionista che va spesso in Germania per lavoro. “E’ un pezzo del muro” dice. “Incredibile eh? Riuscirò a farci almeno diecimila lev”.
Penkov racconta un mondo spesso poco conosciuto, senza giudicare e senza offrire risposte semplici, ma con uno stile coinvolgente, a tratti ironico e spesso emozionante. Attraverso i suoi personaggi emergono temi universali come la famiglia, l’identità, il senso di appartenenza e il desiderio di un futuro migliore.
Il titolo richiama un’idea importante: esiste un’altra Europa, quella “a est dell’Occidente”, troppo spesso osservata solo attraverso stereotipi o vicende di cronaca. Questi racconti, invece, permettono di conoscerla dall’interno, dando voce a chi l’ha vissuta e continua a viverla.
Pur affrontando temi complessi, il libro è scorrevole e accessibile. Ogni racconto può essere letto come una storia a sé, ma insieme agli altri compone un affresco capace di raccontare una parte fondamentale della storia e della cultura europea.
Questo libro ci ricorda che l’Europa non è fatta soltanto di istituzioni e confini, ma soprattutto di persone, memorie e culture. Conoscere queste storie significa comprendere la ricchezza del nostro Continente e l’importanza del dialogo tra popoli che condividono un passato complesso, ma anche un futuro comune.













