Il prezzo ambientale dell’Intelligenza Artificiale

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Mentre tutti ci chiediamo, alla luce delle informazioni disponibili, come sarà il mondo che l’Intelligenza Artificiale (IA) sta ridisegnando in termini tecnologici ma anche economici e soprattutto sociali ed umani, poco adeguatamente dibattuti e approfonditi sembrano invece gli aspetti sull’impatto ambientale della stessa IA.

Percepiamo infatti, con una certa prudenza, in positivo e in negativo, l’impatto delle innumerevoli applicazioni che nascono ogni giorno, come quelle ad esempio nel campo della salute, della gestione delle reti energetiche o dei servizi di assistenza alla popolazione, applicazioni sempre più veloci e potenti e sempre più esigenti anche in termini di energia.  Un aspetto quest’ultimo che ha portato a considerare l’impatto ambientale, in particolare sotto il profilo delle emissioni di gas serra.

Un recente rapporto dell’Università delle Nazioni Unite (UNU – INWEH – Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute) attira l’attenzione e tira un campanello d’allarme su un più vasto impatto ambientale, in particolare in termini di risorse idriche, di territorio e di rifiuti elettronici. 

Partendo dalla constatazione che dietro l’IA esiste tutta un’infrastruttura fatta di data center, di sistemi di raffreddamento, di infrastrutture energetiche, di esigenze in materiali critici e terre rare sparse nel mondo intero, il rapporto indica che l’impatto ambientale può raggiungere proporzioni inquietanti. 

Secondo le stime previste, entro il 2030, il consumo elettrico dei data center, che alimentano l’IA, ad esempio, potrebbe essere equivalente al consumo elettrico annuo complessivo di Pakistan, Bangladesh e Nigeria (650 milioni di abitanti).  Il fabbisogno idrico, sempre per il funzionamento dei data center, potrebbe invece equivalere al consumo domestico dell’insieme della popolazione subsahariana, vale a dire 1,3 miliardi di persone.

Altro impatto da tenere presente in termini di sostenibilità dell’IA è quello dei rifiuti elettronici : entro il 2030 le infrastrutture dell’IA potrebbero generarne fino a 2,5 milioni di tonnellate.

Sono cifre inquietanti e che interrogano sul futuro. Il campanello d’allarme dell’ONU invita quindi a considerare l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale in modo responsabile e sostenibile, basato in particolare sulla trasparenza, sulla giustizia ambientale e sulla cooperazione globale.

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Adriana Longoni
Tra i fondatori di APICE e a lungo vicepresidente, ha lavorato per molti anni nelle Istituzioni europee coordinando i progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e della politica di vicinato, in Guinea Conakry prima e in Caucaso poi. Gestisce l’Antenna di Bruxelles dell’Associazione.

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