Migranti nell’UE: invasori e invasati

4

L’afflusso e il deflusso di migranti a Ceuta, tra Marocco e Spagna, ha segnato il fischio di inizio di una forsennata campagna elettorale che imperverserà nei prossimi mesi in mezza Unione Europea e ne segnerà il futuro, se non addirittura il declino.

Lo scontro sul tema migranti non è una novità, ma la vicenda di Ceuta ha forse definitivamente aperto gli occhi a chi si cullava nell’illusione che la civiltà occidentale fosse al riparo dai barbari, chiarendo finalmente chi fossero i barbari.

Così scopriamo che non c’è bisogno che i barbari ci invadano perché sono già stabilmente tra di noi, molti di loro hanno responsabilità politiche importanti, godono di amicizie e protezioni, anche l’oltreoceano, hanno ideologie vecchie ma sempre utili per dividere il mondo in buoni e cattivi e non coltivano dubbi sul loro operato.

Sono barbari invasati dal delirio dell’identità nazionale da difendere ad ogni costo, distruggendo per questo anche la casa comune europea in costruzione, per loro il “cavallo di Troia” destinato a provocare una sostituzione etnica e a distruggere le “piccole patrie”, proprio quelle responsabili nel Novecento di tragiche barbarie.

Contro questo cavallo di Troia gli invasati nostrani lanciano la caccia agli invasori, i migranti, usandoli come arma di distrazione di massa e di distruzione di una civile solidarietà, valore fondativo dell’Unione Europea. E poco loro importa che la distruzione della solidarietà si traduca sistematicamente in distruzione di giovani vite finite in fondo al mare, quelle di cui avrebbe bisogno la vecchia Europa per ritrovare nuova vitalità.

Sono invasati di diverso colore politico, dal nero delle estreme destre in Francia, Germania e Italia, al grigio scuro delle destre in questi e altri Paesi UE, come la Finlandia, ma anche colorate di rosa pallido, come nel caso del governo danese: una sorta di arcobaleno al rovescio che annuncia tempesta invece che bel tempo per l’Unione Europea.

In questo contesto politico, a seguito di una lettera del governo italiano è stato convocato, complice Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, un Consiglio informale dei ministri degli interni per affrontare un’inesistente “invasione” di candidati migranti già in gran parte tornati in Marocco, dopo poche ore dal passaggio della frontiera.

Non hanno sottoscritto la lettera né la Francia con il Portogallo, l’Irlanda e il Lussemburgo, mentre vi ha aderito la Germania, ossessionata dalla crescita del partito di estrema destra “Alternativa per la Germania”, previsto in grande spolvero nelle elezioni regionali che, nei prossimi mesi, potrebbero innescare una crisi politica a livello nazionale.

La messinscena del Consiglio dei ministri UE è stata segnata dalla sconsiderata iniziativa dell’Italia sulla sospensione dell’accordo di Schengen per ristabilire un controllo alle frontiere interne nei confronti della Spagna, la cui fondatezza e proporzionalità è in corso di valutazione e oggetto ancora di contenzioso con la Spagna, cui è stata riconosciuta la correttezza dei comportamenti con l’aggiunta di un’ipocrita tardiva dichiarazione di solidarietà.

All’Italia la riunione a distanza dei ministri UE è servita ad insistere per rafforzare i respingimenti e a proporre, senza grandi risultati, il suo “modello Albania” dei centri di detenzione per migranti in attesa di asilo, anche per scaricarne i costi sul bilancio UE, dopo avere abbondantemente dissanguato quello italiano in un’operazione poco o punto riuscita.

Dalla messinscena-boomerang innescata dall’Italia ne esce bene la Spagna, bersaglio politico delle destre e del loro protettore americano, ulteriormente screditata Ursula von der Leyen nel mancato esercizio del suo ruolo di “guardiana dei Trattati”.

Soprattutto ne esce malconcia l’Unione Europea, sotto ricatto delle contese elettorali nazionali, incapace di onorare il suo impegno di solidarietà interna e di senso di umanità per le vittime dei flussi migratori, in attesa che si giunga un giorno ad una politica comune in materia, capace di affrontare una sfida che durerà nel tempo.

Articolo precedenteVIDEO | Dove prende i soldi l’UE?
Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here