Viviamo tempi concitati, in molti ad agitarsi nel mondo per trasformarlo, qualcuno per impossessarsene, altri per non esserne tagliati fuori. Accade anche nella nostra piccola Europa, una volta al centro del mondo, oggi a rischio di finirne ai margini.
Non si contano più i vertici nell’Unione Europea, periodicamente tra i 27 Capi di Stato e di governo, più frequentemente in formato ridotto, due in particolare: quello E3, non è la sigla di un’autostrada europea, come non lo è il formato E5. Il primo con Francia, Germania e Regno Unito a sostegno dell’Ucraina, dal quale con gran dispetto è esclusa l’Italia; il secondo, che ai Paesi E3 vede aggiungersi Italia e Polonia, riunitosi nei giorni scorsi a Berlino, anch’esso per posizionarsi rispetto a un possibile futuro negoziato destinato a mettere fine alla guerra della Russia all’Ucraina.
Tutto questo alla vigilia in un “tradizionale” Vertice intergovernativo giovedì scorso tra Francia e Italia, che mancava dal calen dario da oltre quattro anni con il governo Conte nel 2020 a Napoli e a più riprese rinviato, quasi che i due Paesi non avessero una frontiera in comune e non fossero insieme nell’Unione Europea da ormai 75 anni.
Così un incontro che dovrebbe essere banale per Vertici tra vicini di casa finisce per diventare un evento, e magari lo fosse.
Naturalmente tra i due Paesi pesa una storia ad alta intensità, fatta di competizioni e conflitti, alimentata da una produzione culturale per entrambi di prima grandezza, un pò meno per una produzione enogastronomica nella quale, secondo i piemontesi in particolare, non c’è partita, come pensano al contrario dall’altra parte della frontiera.
Perché è ancora frontiera, più che confine amministrativo, quella che ci separa dalla Francia, per qualcuno ancora nel ricordo della “pugnalata alle spalle” di responsabilità fascista 80 nel lontano giugno 1940, per altri a causa dell’ostinata ossessione della “Nazione” professata da una parte e dall’altra.
E forse sta qui il sapore dell’evento, nel dialogo tra due cantori, lui e lei, Emmanuel Macron e Giorgia Meloni, dell’orgoglio nazionale che, al di là delle parole, non ha fatto bene all’Europa, frenandone nei fatti il processo di integrazione.
É avvenuto con Macron, visionario “nazionalista europeo”, a patto che assomigliasse il più possibile al sempre vivo nazionalismo francese; sta avvenendo con Meloni, a patto che la sognata “Nazione Italia” resti disperatamente ancorata all’Occidente d’oltre-oceano, e pazienza per gli schiaffi ricevuti.
Peccato, perché un ponte importante il governo Draghi lo aveva costruito con la Francia di Macron grazie alla firma nel 2021 del “Trattato del Quirinale”, finito tristemente nel dimenticatoio con l’arrivo al potere del nuovo governo Meloni nel 2022.
Certo quel patto non aveva né la storia né il peso del Trattato dell’Eliseo, sottoscritto nel 1963 dalla Francia con la Germania, due Paesi alla guida fin dall’inizio del processo di integrazione europea.
Ma in quell’inizio era presente anche l’Italia, certo quella di Alcide De Gasperi così lontana da quella dí Giorgia Meloni, che perse mano a mano terreno nella straordinaria avventura della riunificazione continentale, salvo ritrovare ruolo con figure come Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi e oggi, in coraggiosa solitudine, con Sergio Mattarella.
L’incontro in Costa Azzurra tra Francia e Italia si spera abbia almeno permesso ai due “caratterrini”, non proprio la “coppia più bella del mondo”, di distendere i toni, di evitare reciproci dispetti e rilanciare qualche concreta collaborazione. Potrebbe servire, nel tempo limitato che entrambi hanno a disposizione, per fare qualche passo in più, insieme, per ridare vita all’Unione Europea, forse la sola impresa che nello scenario attuale meriterà di passare alla storia, a differenza dei piccoli patetici orgogli nazionali.
Presto, per entrambi i Paesi – e non solo – si svolgeranno elezioni importanti il cui esito peserà a lungo sul futuro dell’Europa: sarebbe già un buon risultato se al centro del confronto politico nazionale vi fosse la costruzione della nuova Unione Europea.













