Medio Oriente, le guerre non vanno in vacanza (parte 2)

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Il Medio Oriente, oggi la regione più colpita e attraversata da molteplici guerre ai confini dell’Europa, è stato oggetto, nel numero precedente di questo giornale, di una prima descrizione di alcuni dei principali teatri dei conflitti in corso. In questo secondo articolo, l’obiettivo è quello di completare  la panoramica della regione e mettere in evidenza le principali fonti di future instabilità.

Il primo sguardo è rivolto allo Yemen, e più in particolare verso i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran e parte di quell’Asse della resistenza, alleanza di Paesi e milizie fedeli a Teheran. Sebbene gli Houthi abbiano mantenuto un profilo discreto nella guerra fra Iran, USA e Israele tuttora in corso, è stato un incidente con l’Arabia Saudita a risvegliare un recente conflitto, conclusosi nel 2022 con un fragile cessate il fuoco. 

La posta in gioco è facilmente leggibile nella geografia dei due Paesi e in particolare per la loro posizione sul Mar Rosso, dove gli Houthi controllano la parte occidentale dello Yemen che si affaccia sullo Stretto di Bab el Mandel, punto importante di passaggio tra Asia ed Europa via il Canale di Suez. Tra lanci di missili e droni da parte degli Houthi contro infrastrutture energetiche dell’Arabia saudita e risposte di Ryad con raid aerei, la minaccia degli Houthi di un blocco marittimo dello Stretto nei confronti dell’Arabia saudita ha fatto scattare le preoccupazioni internazionali per il traffico marittimo commerciale nel suo insieme. Certo è che con le difficoltà legate allo Stretto di Hormuz, la minaccia ha un suo peso politico non da poco sull’insieme dell’instabilità mediorientale. Non solo, ma fa anche temere il riaccendersi di una guerra civile nello Yemen, iniziata nel 2014 causando una delle crisi umanitarie più gravi al mondo.

Mentre crescevano le preoccupazioni sul conflitto Arabia Saudita e Houthi e sulle  sue ricadute commerciali e geopolitiche, Ryad firmava, il 23 luglio scorso, un accordo con Washington per lo sviluppo di  un suo programma nucleare civile. Un accordo che ha destato perplessità e inquietudine sui futuri sviluppi dell’arricchimento dell’uranio saudita, che potrebbe portare, senza adeguati controlli, verso uno sviluppo di un’arma nucleare. Una prospettiva che gli Stati Uniti, economicamente coinvolti nell’accordo saudita, stanno combattendo proprio nei confronti dell’Iran. Al riguardo vale la pena ricordare le parole del Principe saudita Bin Salman :” Se Teheran svilupperà l’arma nucleare, Riad farà la stessa cosa”. 

Ed infine uno sguardo alla Siria, Paese in piena transizione politica dopo gli anni bui della guerra e della dittatura degli Assad. Un piccolo barlume di speranza nel contesto infuocato del Medio Oriente, anche se la transizione, nelle mani di Ahmed Al-Charaa, ha di fronte sfide enormi, quali la convivenza pacifica della popolazione e delle sue etnie dopo anni di guerra civile, la costruzione di Istituzioni solide ed efficaci e la ricostruzione del Paese. Ricordiamo qui che la guerra civile,  dal 2011 al 2024 ha causato la morte di 500.000 persone  e più di 10 milioni di rifugiati e sfollati.

La recente visita a Damasco del Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, ha segnato un ritorno della Siria sulla scena internazionale e ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché sostenga con rinnovato impegno il cammino del popolo siriano. Cosa che l’Unione Europea ha già intrapreso, ripristinando, nel maggio scorso, un accordo di cooperazione sospeso nel 2011.

Rimane tuttavia in agguato il problematico rapporto con Israele che, dalla caduta di Bachar al Assad nel dicembre 2024, ha rafforzato la sua presenza militare sulle alture del Golan, con l’intenzione di instaurare una zona cuscinetto di sicurezza.

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Adriana Longoni
Tra i fondatori di APICE e a lungo vicepresidente, ha lavorato per molti anni nelle Istituzioni europee coordinando i progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e della politica di vicinato, in Guinea Conakry prima e in Caucaso poi. Gestisce l’Antenna di Bruxelles dell’Associazione.

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