Il Consiglio UE adotta le proprie conclusioni sulla diplomazia climatica

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Le reti di diplomazia verde ed energetica dell’Unione si affiancheranno e verranno mobilitate le risorse congiunte delle delegazioni UE e delle ambasciate degli Stati membri nei Paesi terzi

Nel corso della sessione svoltasi il 20 gennaio scorso, il Consiglio “Affari esteri” dell’Unione Europea ha adottato alcune conclusioni in merito alla diplomazia climatica.

Dal momento che i cambiamenti climatici rappresentano un rischio assoluto per la sopravvivenza della biodiversità, nonché per gli esseri umani stessi, è richiesta una rapida risposta collettiva che veda l’Unione Europea come capofila. In questo senso, il Green Deal recentemente presentato dalla Commissione europea simboleggia un documento di indiscusso valore, poiché suggerisce come poter raggiungere una transizione equa dal punto di vista sociale ed economico che sappia proteggere il pianeta. Il Consiglio ritiene, quindi, che il ruolo guida dell’UE possa rappresentare uno stimolo per molti altri Stati, non solo in Europa.

Al tempo stesso, le conclusioni evidenziano come gli obiettivi previsti dall’Accordo di Parigi del 2015 non possano venire raggiunti se si continuerà a procedere con azioni e misure dall’impatto ambientale ridotto. Il 2020 sarà, quindi, un anno fondamentale per tentare di ridurre questo divario, anche grazie alla spinta delle giovani studentesse e dei giovani studenti che si stanno impegnando attivamente in difesa del clima.

L’Unione Europea ritiene, inoltre, che vadano intensificati gli sforzi nei Paesi terzi: è stato, quindi, fondamentale l’invito rivolto dal Consiglio europeo a destinare un’attenzione importante alla diplomazia climatica. Tale azione internazionale si fonderà sugli alti standard di ambizione in tutti i settori pertinenti, in modo che la lotta ai cambiamenti climatici possa essere davvero efficace.

Poiché la 25ª Conferenza delle Parti di Madrid (COP25) ha evidenziato l’importanza di un’azione pienamente globale, è necessario che venga rafforzato il sostegno dell’UE nei confronti di quei Paesi che devono rivedere e attuare i contributi determinati a livello nazionale (NDC), nell’ottica di arrivare alla COP26 di Glasgow con le maggiori ambizioni possibili. L’Unione decide, dunque, di porsi come un partner determinato su cui poter contare, capace di sfruttare vari strumenti di politica estera con l’obiettivo di incentivare uno sviluppo sicuro e sostenibile, a basse emissioni di gas serra: insomma, un’economia davvero “verde”.

Il Consiglio ha, infine, invitato la Commissione europea, l’Alto rappresentante e gli Stati membri a collaborare al fine di definire, entro il prossimo giugno, un approccio di diplomazia climatica che possa individuare modalità concrete e operative al fine di implementare le conclusioni raggiunte nel corso della sessione del 20 gennaio. Le reti di diplomazia verde ed energetica dell’Unione si affiancheranno e verranno altresì mobilitate le risorse congiunte delle delegazioni UE e delle ambasciate degli Stati membri nei Paesi terzi, segno evidente di quanto l’Unione Europea sia determinata a raggiungere i propri obiettivi.

Per approfondire: le conclusioni adottate dal Consiglio Affari esteri dell’UE

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Nato a Cuneo nel 1995, frequenta il Master of Arts in Studi Interdisciplinari Europei - Major in European History and Civilization presso il College of Europe di Natolin (Varsavia). Ha precedentemente conseguito la Laurea Triennale in Scienze Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione e la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali - Profilo in Studi Europei, nel cui ambito ha altresì ottenuto il Diploma Interdisciplinare in Migration Studies, presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell'Università degli Studi di Torino.

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