Un’Europa che si allarga e un’Europa che accoglie

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E’ ancora in corso il lungo periodo di negoziati e di attesa per l’adesione dei Paesi dei Balcani occidentali all’Unione Europea. Le guerre fratricide che hanno insanguinato la regione dopo la dissoluzione della ex Jugoslavia sono terminate nel lontano 1995, più di trent’anni fa, ma ad oggi tante ferite sono ancora pericolosamente aperte e stentano a rimarginarsi.  In trent’anni, inoltre, il mondo è cambiato e sta evolvendo in modo sempre più incerto, in particolare per quanto riguarda l’Europa, i suoi valori fondanti e il suo paziente impegno di costruire la pace da ottant’anni a questa parte. 

Alla vigilia del Vertice UE- Balcani, che si terrà in Montenegro il 5 giugno prossimo sotto il tema centrale “Prosperità e stabilità condivise dell’UE e dei Balcani occidentali”,  il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa si recherà a Sarajevo, a Tirana, a Skopje, a Pristina, a Belgrado, a Podgorica per incontrare le rispettive autorità e confermare loro “l’impegno reale dell’UE nei confronti della regione, tanto reale quanto l’opportunità di allargamento. Lo slancio c’è. Ora è giunto il momento di produrre risultati”. 

L’impegno dell’UE ha attraversato, negli anni, fasi politiche contrastanti nei confronti dell’adesione dei Paesi dei Balcani, spesso rimandando a date sempre più lontane la prospettiva di tale adesione e diluendo nel tempo le fasi di un negoziato giustamente esigente per quanto riguarda, ad esempio, lo Stato di diritto, le riforme economiche, la lotta alla corruzione e la costruzione di solide istituzioni democratiche. Ma, ormai il tempo stringe e l’Unione Europea non può più rimandare questo impegno che affonda le sue radici nella necessità di garantire sicurezza e stabilità  alle sue immediate frontiere orientali e di rafforzare allo stesso tempo, con tutti gli strumenti necessari e magari non ancora sperimentati, le sue capacità politiche e istituzionali per far fronte alle enormi sfide geopolitiche a cui è confrontata oggi e che premono lungo tutti i suoi confini. 

Preme forte la guerra imperialista che la Russia, da circa cinque anni a questa parte, muove all’Europa attraverso l’Ucraina; premono inaspettatamente le nuove relazioni transatlantiche con gli Stati Uniti, il cui Presidente Trump cancella intere stagioni di valori condivisi sostituendole con un’ arroganza commerciale ed economica, con un chiaro disprezzo del progetto di integrazione europea, con un avvicinamento alla Russia e con una evidente e costante indifferenza nei confronti del diritto internazionale. Senza parlare della sostituzione della diplomazia con l’uso della forza e delle aggressioni militari.

In questo contesto appare urgente, per l’Unione Europea, affrontare con tutto il necessario coraggio politico, il tema dell’adesione all’UE dell’Ucraina e della  Moldavia. E’ un tema che sta, purtroppo, dividendo non solo i Paesi membri ma anche tanta parte della società civile europea. Consapevoli solo di quanto l’Unione sia vicina all’Ucraina, quanto la sostenga non solo finanziariamente ma abbia anche aperto le sue frontiere ai cittadini ucraini, non valuta quanto l’Ucraina e la sua popolazione stiano realmente soffrendo, lottando e pagando per salvaguardare quei valori universali ed europei che Putin è determinato a distruggere con i suoi obiettivi di guerra. 

L’Ucraina e la sua popolazione, che già si considera europea, non possono aspettare vent’anni sulla soglia dell’Unione e l’Unione non può permettersi oggi un languore politico che potrebbe indebolirla definitivamente. E allora vanno valutate tutte le possibilità politiche, da quella del Cancelliere tedesco Merz di “membro associato” a quelle che consentono di stringere i tempi dovuti alla condizione di paese aggredito e in guerra. Con, tuttavia, il fermo obiettivo  e impegno dell’UE a prepararsi per una piena adesione nei tempi più rapidi.

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Adriana Longoni
Tra i fondatori di APICE e a lungo vicepresidente, ha lavorato per molti anni nelle Istituzioni europee coordinando i progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e della politica di vicinato, in Guinea Conakry prima e in Caucaso poi. Gestisce l’Antenna di Bruxelles dell’Associazione.

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