Sicurezza sul lavoro: migranti a maggior rischio

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I lavoratori migranti sono i più a rischio per quanto concerne la sicurezza nei luoghi di lavoro, secondo quanto emerge da un Rapporto dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (OSHA).
«Spesso i lavoratori migranti sono sovrarappresentati nei settori ad alto rischio e nelle categorie cosiddette delle «tre D» (dirty, dangerous and demanding)», cioè sporche, pericolose e faticose, sostiene il direttore dell’OSHA Jukka Takala.
Dallo studio emerge infatti l’esistenza di una concentrazione di lavoratori migranti in determinati settori e in determinate occupazioni: se alcuni sono occupati in professioni altamente qualificate, la maggior parte lavora in condizioni inadeguate in settori quali l’agricoltura e l’orticoltura, l’edilizia, la sanità  , i lavori domestici, i trasporti e il settore alimentare. L’elevata presenza di lavoratori migranti in questi settori, osserva l’OSHA, non è solo dovuta a carenza di manodopera ma anche a barriere linguistiche e legali insieme a forme di discriminazione più sottili. Inoltre, tale presenza è probabilmente ancora più elevata, tenendo conto del fatto che le statistiche ufficiali si riferiscono solo all’immigrazione permanente legale e non ai lavoratori temporanei o non dichiarati, che si stimano nell’ordine dei 4,5-5,5 milioni nelle nove principali economie dei «vecchi» Stati membri.
Dal punto di vista sanitario, ad esempio, la situazione dei lavoratori non dichiarati è estremamente preoccupante, segnala il Rapporto, poichà© spesso queste persone non hanno accesso ai servizi di assistenza sanitaria e non godono dei meccanismi di protezione legale a favore dei lavoratori che svolgono compiti pericolosi. Dai pochi studi svolti sulla salute e sicurezza dei lavoratori non dichiarati risulta che questi sono sottosegnalati nelle statistiche e che in molti casi sono sottoposti a pessime condizioni di lavoro.
Il lavoro dei migranti è spesso caratterizzato «dall’insicurezza, da condizioni di lavoro inadeguate e da retribuzioni minime» sostiene l’OSHA, secondo cui si tratta di «un problema grave che affligge l’intera Europa».

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