Previsioni economiche di primavera 2023: prospettive migliori tra difficoltà che permangono

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Il 15 maggio scorso, la Commissione europea ha presentato le previsioni economiche di primavera, mettendo in evidenza che l’economia europea continua a mostrarsi resiliente in un contesto mondiale difficile, segnato in particolare dall’aggressione della Russia all’Ucraina. Il calo dei prezzi dell’energia, l’allentamento delle strozzature nell’approvvigionamento e un mercato del lavoro vigoroso hanno permesso di evitare una recessione e di sostenere una crescita moderata nel primo trimestre del 2023. Questo inizio d’anno migliore del previsto porta le prospettive di crescita dell’economia dell’UE all’1,0% nel 2023 e all’1,7% nel 2024. Le previsioni al rialzo per la zona euro sono di entità analoga. Ecco, in sintesi, i punti essenziali delle previsioni:

  1. Il calo dei prezzi dell’energia migliora le prospettive di crescita: il PIL è cresciuto dello 0,3% nell’UE e dello 0,1% nella zona euro nel primo trimestre del 2023. Stando ai principali indicatori, la crescita dovrebbe protrarsi nel secondo trimestre. L’economia europea è riuscita infatti a contenere l’impatto negativo della guerra in Ucraina grazie, in particolare, alla rapida diversificazione degli approvvigionamenti energetici e al calo dei consumi di gas. Due fattori che hanno contribuito a ridurre i prezzi dell’energia, i costi di produzione delle imprese e le bollette dei consumatori.
  2. Revisione al rialzo dell’inflazione di fondo, destinata però a diminuire gradualmente: dopo il picco del 2022 l’inflazione complessiva ha continuato a diminuire. Rimane al di sopra, però, l’inflazione di fondo: cioè l’inflazione complessiva al netto dei beni energetici e dei prodotti alimentari non trasformati. Nella zona euro dovrebbe attestarsi in media al 6,1% nel 2023, per poi scendere al 3,2% nel 2024.
  3. Il mercato del lavoro continua a mostrarsi resiliente al rallentamento dell’economia: un mercato del lavoro vigoroso come non mai sta rafforzando la resilienza dell’economia dell’UE. Il tasso di disoccupazione nell’Unione ha toccato un nuovo minimo storico del 6,0% nel marzo 2023. Tuttavia, benché la crescita delle retribuzioni abbia subito un’accelerazione dall’inizio del 2022, è rimasta ben al di sotto dell’inflazione.
  4. I disavanzi pubblici sono destinati a diminuire, soprattutto nel 2024: il calo dei prezzi energetici dovrebbe consentire ai governi di eliminare gradualmente le misure di sostegno connesse all’energia. Secondo le proiezioni il rapporto debito/PIL aggregato dell’UE scenderà costantemente al di sotto dell’83% nel 2024 (90% nella zona euro), un livello che è ancora superiore a quelli registrati prima della pandemia e con traiettorie di bilancio molto eterogenee tra gli Stati membri.
  5. Maggiori rischi di revisione al ribasso per le prospettive economiche: un’inflazione di fondo più persistente potrebbe continuare a limitare il potere d’acquisto delle famiglie. I nuovi episodi di tensioni finanziarie potrebbero comportare un ulteriore aumento dell’avversione al rischio, determinando un irrigidimento dei criteri per la concessione dei prestiti. Continua infine a persistere l’incertezza derivante dal protrarsi dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

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