Nuove picconate USA al diritto internazionale

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Dall’arrivo alla Casa Bianca del Presidente Trump, la distanza fra Stati Uniti ed Europa continua ad aumentare, tanto da temere ormai che una convivenza occidentale basata su valori comuni stia piano piano disparendo. Da questo punto di vista il diritto internazionale si colloca al centro dei punti di rottura e le recenti dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio sulla Corte Penale Internazionale (CPI), segnano un ulteriore passo avanti in questa direzione.

Rubio, il 13 luglio scorso, con tono sprezzante sul diritto internazionale, non ha fatto mistero dell’intenzione degli Stati Uniti di voler cancellare la CPI, presentandola come un’Istituzione pericolosa per la sovranità e la sicurezza degli Stati Uniti.  Dichiarazioni che non si limitano più a contestare alcune decisioni della Corte ma a rimettere in discussione il principio stesso di una giustizia internazionale.

La Corte è stata istituita nel 1998 ed è basata sullo Statuto di Roma, al quale, ad oggi, hanno aderito ben 125 Paesi. Importanti, tuttavia, i Paesi che non hanno ratificato lo Statuto, fra i quali Cina, Russia e Stati Uniti, tre membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ma anche Israele, India, Turchia. La Corte, nata dopo i Tribunali speciali per l’ex Iugoslavia e per il Ruanda, è la prima giurisdizione internazionale permanente competente a giudicare individui responsabili di crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio. L’obiettivo principale della Corte è quello quindi di combattere l’impunità globale nei confronti degli individui (e non degli Stati) che si sono macchiati di tali crimini internazionali.

In tempi recenti, nel 2023, la Corte ha emesso mandati di arresto nei confronti di Vladimir Putin per crimini di guerra commessi in Ucraina, segnando una svolta importante nel consolidamento del suo  ruolo, visto che mai fino a quel momento era stato spiccato un mandato nei  confronti del leader di un Paese membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Nel novembre 2024 inoltre, la Corte ha emesso due mandati di arresto nei confronti  del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della difesa Yoav Gallan, (oltre a un mandato contro un capo militare di Hamas), segnando un’altra svolta importante nel contesto della giustizia internazionale : era la prima volta di un mandato d’arresto nei confronti di responsabili politici di un Paese “democratico” sostenuto da democrazie occidentali. Aspetto quest’ultimo che non è piaciuto all’amministrazione Trump e che ha dato l’avvio all’attuale attacco frontale alla Corte. Un attacco che riflette anche il contesto geopolitico carico di tensioni legate alla politica estera americana e alla continua e crescente violazione del diritto internazionale.

Sebbene il rapporto fra gli Stati Uniti e la Corte penale internazionale sia sempre stato problematico, l’offensiva del Segretario di Stato Rubio di questi giorni ha raggiunto i massimi livelli. Oltre a dichiarare l’intenzione di smantellare pezzo per pezzo l’Istituzione, Rubio invita, sempre con toni minacciosi, i Paesi parte al recesso dallo Statuto di Roma e a rafforzare le sanzioni già in atto contro i giudici della Corte per impedire loro di svolgere il proprio lavoro.

Si tratta di un duro colpo alle Istituzioni e al diritto internazionali. Una tale offensiva americana traduce, se ancor ce ne fosse bisogno, la volontà di un ordine internazionale basato sui rapporti di forza e sulla legge del più forte. Un’ enorme sfida per l’Europa e per la tenuta dei suoi valori fondanti e una sfida che, al di là del futuro della CPI, puo’ mettere a rischio la credibilità internazionale della nostra Unione.

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Adriana Longoni
Tra i fondatori di APICE e a lungo vicepresidente, ha lavorato per molti anni nelle Istituzioni europee coordinando i progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e della politica di vicinato, in Guinea Conakry prima e in Caucaso poi. Gestisce l’Antenna di Bruxelles dell’Associazione.

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