Si è conclusa il 28 settembre scorso l’Assemblea Generale dell’ONU, un appuntamento annuale dei responsabili politici del mondo intero, chiamati ad esprimersi sulla loro visione del futuro, sui rapporti internazionali e sui loro rispettivi impegni di fronte alle sfide globali. Tema di questa 81 sessione era “Ripristinare la fiducia, governare il cambiamento, restituire alle Nazioni Unitela capacità di agire a beneficio di tutti”.
In un contesto di crisi dell’ordine internazionale, dove i rapporti di forza sembrano prendere il sopravvento rispetto alle vie della diplomazia, dove il diritto internazionale viene costantemente umiliato e dove le Istituzioni internazionali perdono costantemente voce e ruolo, quest’anno, il Palazzo di vetro dell’ONU si è fatto, in modo più sentito rispetto al passato, eco e scena privilegiata di un dibattito mondiale.
Non è una cosa da poco, perché allo stesso microfono si sono espresse le voci dei tanti attori presenti, dai Paesi in guerra fra loro a quelli che vogliono costruire e perseguire percorsi di pace, da quelli che vorrebbero occupare con la forza e l’arroganza il posto di prima potenza nel mondo, a quelli che invece sono costantemente nell’ombra e operano per una maggiore visibilità e un dovuto riconoscimento, come ad esempio il continente africano.
Grandi e meno grandi del mondo sono infatti sfilati uno ad uno, con il loro carico di intenzioni, di proposte di pace o di minacce di guerra, di richiami al rispetto del diritto internazionale e alla salvaguardia del multilateralismo, di richieste per le riforme delle Istituzioni dell’ONU affinché tengano conto dei cambiamenti geopolitici avvenuti negli anni e rafforzino la loro architettura per la pace e la sicurezza. Non solo, ma sono stati evocati e discussi anche temi globali come il clima, l’intelligenza artificiale e lo sviluppo equo e sostenibile. Temi importanti che, se da una parte hanno messo in evidenza le fratture e le frammentazioni geopolitiche esistenti, causate in particolare dai nuovi imperialismi e dal ricorso a bilateralismi muscolari, dall’altro hanno tuttavia aperto spazi nuovi ed ancora inesplorati di cooperazione e dialogo fra Stati.
Al riguardo, va salutato, ad esempio, l’avvio dell’iniziativa “Partner per il multilateralismo”, sostenuta dall’Unione Europea, dall’India, dal Brasile, dal Canada e da altri Paesi con l’obiettivo di collaborare per sostenere la pace, la stabilità, la democrazia e il rispetto dei diritti per tutti.
E’ stata anche l’Assemblea Generale che ha salutato la partenza, dopo dieci anni, del Segretario Generale Antonio Guterres, senza che appaia all’orizzonte il nome del suo successore. Guterres ha ripercorso il suo mandato ricordando quanto le guerre in corso abbiano calpestato il diritto internazionale e fatto ricorso a nuove armi di estrema crudeltà contro i civili, come l’uso della fame e della violenza di genere. Ha soprattutto ricordato che la forza militare non garantirà mai la pace e ha mandato un forte messaggio a favore del rafforzamento dell’ONU e del multilateralismo, ricordando che le basi del loro futuro sono già tutte disegnate nella Carta delle Nazioni Unite.
Alla luce dei cambiamenti in corso sulla scena mondiale, appare sempre più importante che le Nazioni Unite, rinnovate e rafforzate, tornino a ricoprire quel ruolo per cui erano state create alla fine della Seconda guerra mondiale, vale a dire garantire la pace e promuovere la cooperazione tra gli Stati.













