L’Europa al bivio dopo il voto francese

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Domenica scorsa, in prima pagina, il «Sole 24 Ore» riassumeva la posta in gioco del voto francese come una scelta tra il mercato e la solidarietà   sociale. Adesso che la scelta è stata fatta, è importante capire quali ne saranno le conseguenze per l’Europa. Cioè anche per noi che al di qua delle Alpi non abbiamo votato, come non votammo nel maggio del 2005 sul progetto di Costituzione UE senza per questo evitare di pagare il prezzo di quel voto. E qui la prima riflessione: l’UE è un’esperienza di democrazia sopranazionale tanto inedita quanto incompiuta. Dell’inedito ha il fascino e il coraggio dell’esperimento, dell’incompiuto ha i limiti e le contraddizioni. Tra queste l’esclusione dalla consultazione democratica di popolazioni che assistono impotenti al voto di altre subendone le ricadute senza poterle contrastare. Sono problemi frequenti e numerosi sulla strada verso una democrazia globale anche se i 50 anni di vita dell’UE hanno contribuito non poco a ridurli per una parte delle politiche comunitarie, quelle per intenderci dove gli europei assumono decisioni comuni con il voto a maggioranza.
Ma queste sono considerazioni generali che valgono per tutti i Paesi dell’UE (e anche oltre), mentre adesso quello che ci interessa qui sono le ricadute dell’elezione di Sarkozy sulla vita futura dell’Europa. Ricadute che a prima vista non l’aiuteranno a proseguire spedita sulla strada verso l’integrazione politica con un assetto federale. Il modello cui si ispira Sarkozy è quello tradizionale francese di un’Europa delle nazioni che enfatizza le identità  , tendenzialmente protezionista e poco aperta all’accoglienza di nuovi soggetti, siano essi gli immigrati o i nuovi Paesi che sono in lista d’attesa per entrare nell’UE. Questo varrà   in particolare per la Turchia – che in questi giorni ci sta mettendo del suo per rendere difficile il già   complicato negoziato di adesione – ma non sarà   senza conseguenze per l’allargamento dell’UE ai Paesi balcanici. Più difficile si farà   anche l’evoluzione non solo verso politiche comuni di immigrazione ma anche verso la costruzione di un modello sociale europeo, giudicato una zavorra per la «libertà  » del mercato e un’ingerenza nelle sovranità   nazionali. Queste ultime che da tempo si sono messe di traverso nella dinamica dell’integrazione politica non mancheranno di farsi sentire nel destino futuro del Trattato costituzionale: qui non è difficile pronosticare un’intesa tra la Francia di Sarkozy, la Gran Bretagna di Blair e domani di Brown e più d’uno dei Paesi che hanno raggiunto l’UE nel 2004 con in testa la Polonia. A questa deriva tentano di resistere alcuni dei Paesi fondatori tra i quali l’Italia come va ripetendo il Presidente Napolitano e come ha confermato con parole forti i giorni scorsi Romano Prodi, fino ad evocare la possibile anche se improbabile formazione di un’avanguardia di Paesi decisi ad proseguire verso una maggiore integrazione nell’attesa che gli altri più riottosi decidano sul da farsi. Per Angela Merkel, presidente di turno dell’UE, una matassa difficile da sbrogliare, anche perchà© su più di un punto – rapporti con gli USA, negoziato con la Turchia, centralità   del mercato – le posizione della Germania non sono poi così lontane. Una situazione nuova che ha fatto dire a più di un osservatore che, finito l’asse franco-tedesco, sta prendendo forma il triangolo franco-anglo-tedesco.
E in un contesto così complesso e mutato sarà   difficile per l’Italia ricavarsi un ruolo di protagonista tra i Paesi fondatori: un punto di convergenza importante con Sarkozy potrebbe essere un comune impegno nell’area mediterranea. Non è molto, ma con i chiari di luna che si annunciano per l’Europa è sempre meglio di niente.

9 COMMENTI

  1. “Wait and see” dicono, con espressione eloquente, gli inglesi. Ed è questo che propongo a chi, come la sottoscritta, non avrebbe MAI votato Sarkozy, ma neppure esultato per la vittoria della Royal: aspettiamo e stiamo a vedere come si muoverà  il neo-Presidente francese, che domenica, stappando una bottiglia di Champagne, ha dichiarato: “La Francia stasera torna in Europa”. Aspettiamo e stiamo a vedere cosa egli intenda per Europa: concediamogli, insomma, il “beneficio del dubbio” (anche perché non abbiamo alternative), mentre incrociamo le dita per le elezioni legislative del giugno prossimo, sperando nell’instaurazione di una vivace e proficua “cohabitation”

  2. Ho seguito molto le presidenziali francesi, soprattutto in questi ultimi giorni.
    In poche parole generali dico che sono state delle elezioni presidenziali molto partecipate dai francesi e con canditati con forte personalità 
    Per quanto riguarda l’Europa molto probabilmente ci saranno dei cambiamenti nelle proprie politiche.
    Io stesso ho sostenuto la posizione europeista di Bayrou e l’attenzione sugli aspetti sociali e dei diritti europei della Royal. Però penso sia presto per dare un giudizio negativo su Sarkozy. Lui stesso ha fatto parte del processo di integrazione europea quando alla commissione c’era Romano Prodi, il quale ultimo lo ha definito un amico in questo senso.
    Interessante poi il suo discorso sull’alleanza mediterranea.
    Di certo ha già  messo un veto all’ingresso in Europa della Turchia, come ha detto chiaramente nel dibattito con la Royal, dicendo in sintesi che comunque la Turchia fa parte dell’Asia Minore e non è Europa. Ha comunque lasciato spazio ad altri tipi di cooperazioni economiche con essa.
    Di certo Sarkozy porterà  un cambiamento alla politica estera francese, cercherà  di valorizzare il ruolo della Francia ma allo stesso tempo non si chiuderà  come Chirac, soprattutto nei confronti degli Usa, mantenendo comunque l’orgoglio e l’identità  francesi. Come ha già  dimostrato nel suo primo discorso dopo il voto quando ha parlato di un impegno sulla tematica ambientale e del clima della Terra, richiamando la necessità  di una collaborazione e di un impegno su tale materia da perte degli Usa.
    Sul Trattato Costituzionale Europeo poi ha parlato chiaro, ha intenzione di fare un trattato più snello, che racchiude gli aspetti essenziali. Di certo non farà  un altro referendum sul vecchio testo: i francesi, ha detto, hanno già  deciso. Referendum che avrebbe invece fatto la Royal. Un’idea quest’ultima che sostenevo, però a pensarci non è detto che questo garantiva il successo del referendum stesso. Mentre l’operazione di Sarkozy è forse meno ambiziosa anche se comporta un cambiamento appunto delle politiche europee.
    Il paradosso allora sembra proprio il fatto che il canditato che doveva essere portatore di una politica conservatrice e passata risulta essere un uomo di maggiore rinnovamento, un uomo nuovo rispetto alle politiche passate. Invece, la Royal che invece partiva come il personaggio del rinnovamento ha dovuto faticare abbastanza per portare un’idea nuova all’interno del partito socialista e probabilmente ha dovuto a volte accettare certi compromessi, in quanto una parte del suo partito, legata ad un’idea spostata più a sinistra e certi schemi, l’ha addirittura osteggiata. Il punto è che la sinistra soffre di una grave crisi in Francia da molto tempo, una parte di esso non ha saputo aiutare nel rinnovamento e Prodi, oltre a fare le congratulazioni a Sarkozy, dice bene quando parla di rigidità  del partito socialista europeo. Il risultato che la Royal ha ottenuto è più che ottimo, e in un certo momento insperato. Nonostante le critiche avute, la Royal è pronta a rinnovare ancora e a cercare nuove alleanze. Magari fare un’alleanza seria con il centro di Bayrou nonostante lo scetticismo della sinistra più radicale che pensa ad un’operazione spostata a sinistra; ritengo che la formazione di un centro-sinistra come quello costruito in Italia, con idee innovative e slegato da vecchi schemi del passato sia l’idea che può portare alla vittoria della Royal nelle prossime volte. Scusate se sono uscito un pò fuori tema.

  3. Penso avremo modo e tempo di approfondire l’arrivo di Sarkozy alla Presidenza francese e vedere “l’effetto che fa” per l’Europa. Il suo passato politico ha registrato più di una manovra a U e gli ultimi cinque anni di governo(che in campagna elettorale ha brillantemente fatto dimenticare) non sono rassicuranti circa le sue aperture all’Europa e al tema della solidarietà . Certamente i “100 giorni di grazia” non si negano a nessuno, ma forse per capire meglio le sue reali intenzioni sull’Europa bastano una quarantina di giorni, quando si terrà  il prossimo Consiglio europeo che qualcosa sul Trattato costituzionale – dopo il regalo francese di due anni di paralisi – dovrà  pure deciderlo.
    Quello che mi sembra innegabile è che siamo di fronte ad una svolta e della politica francese e, di conseguenza, anche di quella europea.
    Sull’argomento sarà  interessante vedere le acrobazie del Governo italiano che a Lisbona ha fatto (è vero, prima dell’elezione francese) la voce grossa con Romano Prodi ma già  si è mostrato più prudente, se non remissivo, con l’intervento di Massimo D’Alema ieri a Oxford. E’ vero che quest’ultimo è il Capo della diplomazia e doveva giocare su un campo difficile se non ostile…
    Insomma ci sarebbero molte cose su cui confrontarci: APICE potrebbe su questo argomento sensibile organizzare una prima riflessione, magari partendo da nuovi interventi sul sito.
    Grazie a chi già  lo ha fatto e a quanti vorranno farlo.

  4. Molto è stato detto sulla vittoria di Sarkozy e molte sembrano le speranze e le aperture che gli vengono concesse. Io purtroppo non me la sento di mettermi in una posizione di “wait and see”. Sarkozy è stato Ministro degli Interni fino ad un mese fa, reduce quindi da alcuni anni di potere che possono benissimo essere già  giudicati. Per questo mi è difficile immaginare dei cambiamenti nel suo atteggiamento politico, soprattutto per quanto riguarda l’Europa e la salvaguardia dei suoi valori. Che dire di questo suo programma ?
    – una Costituzione “più snella”, al ribasso
    – un “no” alla Turchia (non è Europa)
    – un atteggiamento sprezzante persino nei confronti dei cittadini francesi “diversi” e quindi un disprezzo del multiculturalismo (per un’Europa chiamata a convivere, mi sembra questo un atteggiamento inquitante)
    – competitività  ad oltranza e demagogia sui temi cruciali del sociale o sui diritti fondamentali

    La lista sarebbe lunga, e oggi mi sento più inquita che mai per il nostro comune futuro di europei e per i nostri valori. E l’Europa non puo’ andare avanti senza la Francia…..

  5. Scusate se ritorno sul discorso, non so se si possono definire speranza quelle che si riposano sulla politica europea di Sarkozy.
    Più che altro appunto c’è attesa.
    Chiaramente quando uno va a votare, sceglie il canditato che li sembra più affidabile. Tra Sarkozy e Royal, come ho detto, avrai scelto lei nel ballottaggio finale. Appunto perchè su certe tematiche lui mi fa venire qualche sospetto. Però ora che le elezioni sono finite, l’unica cosa che si può fare e vedere effettivamente cosa viene fatto.
    La cosa importante da dire secondo me è che comunque c’è un cambiamento.
    Sarkozy è stato chiaro su alcuni punti, come la costituzione (trattato!) europea e la Turchia, e non mi sembra che sia una persona che si tira indietro su ciò che dice. Sulla sua proposta di costituzione allegerita, come già  detto, inizialmente non l’avevo vista molto bene mentre ritenevo una buona proposta quella della Royal di fare il referendum. Poi, riflettendoci, mi sono chiesto se quella del referendum non sarebbe stata un’arma a doppio taglio, perchè se i francesi avrebbero rivotato no immagino la crisi che sarebbe scoppiata. Forse la proposta più prudente di Sarkozy può dimostrarsi più efficace nel tempo. Bisogna pur tenere presente che le istituzione europee, a parte rare eccezioni, si sono evolute con il tempo a piccoli e sicuri passi.
    Sul no all’ingresso della Turchia non sono molto d’accordo. Però anche su questo comunque Sarkozy ha dimostrato di non essere il classico conservatore. Ha fatto proposte alternative, ha parlato di altri tipi di collaborazione, come l’alleanza mediterranea.
    Il fatto che incurioscisce è vedere se la sua politica riesce a convicere e ad imporsi anche sulle politiche europee degli altri paesi o se l’attuale politica europea rimane immodificata con un Francia sempre più isolata. O forse un compromesso tra le due soluzioni, anche se Sarkozy mi sembra abbastanza deciso su certi punti.
    Altro aspetto che non ho detto in questo messaggio è che la sua politica cambia molto probabilmente anche nei confronti degli Usa, la Francia esce dalla chiusura di questi anni nei confronti degli Usa e questo ovviamente si ripercuote con forte probabilità  anche sul rapporto stesso tra Europa e Usa. Mi sembra di aver sentito anche parlare in questo periodo di un libero spazio commerciale tra le due aree.
    Per quanto riguarda le discriminazioni non saprei dare un giudizio. Sono anche questioni di politica interna e comunque non penso che faccia eccessive discriminazioni. Certo c’è una politica rigorosa nei confronti degli immigrati, volta anche ad accertare gli ingressi caso per caso. Ciò che a lui preme e che premia sono coloro, francesi o no, che si impegnano a lavorare. Del resto, lui stesso è figlio di immigrati.
    Certe frasi l’aveva dette penso in quel periodo di rivolta delle banlieu non tanto agli immigrati in sè, ma a coloro che avevano commesso certi atti di vandalismo.
    Certo, molti stranieri che vivono in Francia magari non sono molto contenti della sua vittoria.
    Sì, la politica interna può anche condizionare quella estera, però non è detto che se la prima non sia convincente anche la seconda non lo sia.
    Vediamo!

  6. Quando si dice due pesi e due misure…il rispetto dei diritti umani e la tutela delle minoranze sono una condizione preliminare per l’adesione all’Ue, in primis nel caso della Turchia (giustissimo, per carità !) ma diventano “questioni di politica interna” per la Francia. Ma non dimentichiamoci che l’Ue oltre che mercato unico è una comunità  di valori: la politica europea di un Paese non è solo “politica estera” o commerciale, e quel che accade in Francia ci riguarda tutti in quanto cittadini europei

  7. L’isolamento della Francia mi pare improbabile e non saprei dire se è più preoccupante l’ipotesi di una diffusione della politica di Sarkozy per “convincimento” o per “imposizione”.
    L’una e l’altra via sarebbero un duro colpo per l’Europa dei popoli e dei cittadini.
    In ogni caso i primi segnali, oscillanti tra la rassegnazione rivalutativa e una certa voglia di stare sopra o molto vicino al carro di un “uomo nuovo” e per questo ritenuto “vincente” non promettono niente di buono

  8. Chiaramente le regole vanno applicate a tutti, ci mancherebbe.
    Mentre sul discorso sulla rassegnazione sono abbastanza d’accordo sul fatto che sia per forza non positivo guardare con stima e attesa quello che è stato definito “uomo nuovo” e per questo, come è stato scritto, ritenuto “vincente” non è così scontato.
    Non tutti gli uomini nuovi sono vincenti ma questo non vuol dire che tutti gli uomini nuovi non siano vincenti.
    Sarebbe non buono seguire solo l’onda del momento. Però bisogna saper anche cogliere, senza schemi e pregiudizi, i personaggi che possono dare dei cambiamenti. Cambiamenti concreti e positivi. Poi non ero certo io che sostenevo la vincita di Sarkozy durante la campagna elettorale. Ora però è il momento di valutare il suo operato. E obiettivamente già  l’idea di un governo così giovane e così trasversale mi è piaciuta molto. Anzi dovrebbe essere d’esempio, a prescindere dalle appartenenze politiche.

  9. Comunque sul discorso, o meglio sulle parole, sulla rassegnazione sono d’accordo nel senso che non sono dell’idea che bisogna rassegnarsi.
    Se si intendeva con quelle parole invece solamente accettare il risultato e valutare la situazione come si è definita adesso non penso che sia una cosa non positiva.

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