Il caso Grecia: severità  , solidarietà   e timore dell’Europa

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Era atteso sin dalla scorsa settimana il Consiglio dei ministri Economici dell’UE, da quando i capi di Stato e di governo, riunitisi per l’ennesimo Vertice informale e straordinario dedicato alla crisi e preceduto da un Vertice franco-tedesco, avevano dichiarato di «sostenere pienamente lo sforzo del governo greco» impegnato in una politica di risanamento dei conti pubblici che si sta concretizzando in scelte drastiche, impopolari e talvolta foriere di tensioni sociali.
I leader europei la scorsa settimana avevano inoltre «invitato il Consiglio Ecofin ad adottare raccomandazioni» che andassero nella direzione indicata dalla Commissione Europea e dalla Grecia stessa.
Non arrivano dunque inattese le decisioni che coniugano il sostegno alla Grecia con la stretta sorveglianza dei suoi conti. In quest’ottica va sicuramente letto il varo della «missione congiunta» Commissione Europea, Banca Centrale Europea a cui parteciperanno, con ottica e funzioni diverse anche tecnici del Fondo Monetario Internazionale a cui viene affidato il compito di «verificare sul campo l’attuazione e i primi risultati delle misure annunciate dal governo di Atene» e analogo intento perseguono le altre «raccomandazioni» varate nella riunione Ecofin.
In caso di necessità   e su «raccomandazioni» (che potranno essere adottate a maggioranza qualificata e senza la presenza del rappresentante greco) il governo ellenico dovrà   varare ulteriori tagli delle uscite o aumenti delle entrate entro il 15 marzo prossimo.
Inoltre è stata fissata in maniera molto rigida la tabella di marcia della riduzione del deficit con limiti numerici di riduzione fissati per il 2010, il 2011 e il 2012 e con un calendario per la presentazione di nuove misure entro la fine degli stessi anni.
Naturalmente non poteva mancare un invito «ad indicare e attuare al più presto un pacchetto di riforme strutturali» su salari, pensioni, sanità  , pubblica amministrazione e produttività   del lavoro.
A livello istituzionale, dunque, la solidarietà   europea sembra tenere pur mostrando la sua faccia più rigorosa e severa: sostegno in cambio di impegni chiari e strettamente monitorati, nonchà© in cambio di una disponibilità   a misure straordinarie e drastiche.
Un po’ diversamente stanno le cose se si prova a leggere la solidarietà   che si misura tra i cittadini, almeno a guardare i risultati di recenti sondaggi ripresi dalle principali testate tedesche e che certo non sono passati inosservati agli occhi della cancelliera Angela Merkel.
Il 71% dei tedeschi è contrario a salvare la Grecia e il 53% afferma che se il debito di Atene dovesse mettere a rischio la stabilità   dell’euro, la Grecia andrebbe espulsa dall’Unione Monetaria. Molte sono le letture possibili rispetto a posizioni di questo genere: c’è la rottura della solidarietà   la cui responsabilità   è, forse un po’ semplicisticamente, affidata alla crisi; c’è una mozione di carattere morale per cui «non si aiuta un Paese che ha mentito e truccato i suoi conti»; ma c’è, anche nelle posizioni più severe di cui parlano i sondaggi tedeschi, la consapevolezza che abbandonare la Grecia a se stessa metterebbe a rischio l’intera zona euro e potrebbe provocare un «effetto a catena» che finirebbe per danneggiare anche i Paesi più forti.
Forse proprio il timore di un effetto a catena, o meglio quello di trovarsi in situazioni analoga, puಠspiegare i risultati del sondaggio de «il Sole24ore» così diversi da quelli tedeschi.
In primo luogo in Italia ben poco si sa di questa crisi: il 72% degli intervistati coinvolti da IPR, che ha realizzato il sondaggio, dice di non avere informazioni in materia. Decisamente meno intransigente, poi, l’opinione degli italiani sull’atteggiamento da tenere nei confronti della Grecia: il 54% degli intervistati è favorevole ad un intervento di salvataggio e soltanto il 27% si schiera su posizioni di sostegno ad un’eventuale espulsione di Atene dall’UE in caso di ulteriore aumento del debito.
Infine va segnalato che se le posizioni rilevate in Germania, tradotte anche nelle dichiarazioni dei leader politici, tengono in conto le possibili ripercussioni di quella crisi sull’intera zona euro, così non è per l’Italia: soltanto il 37% degli intervistati da IPR afferma di temere che possano esserci ripercussioni e ben il 51% afferma di ritenere «molto o abbastanza probabile» anche in Italia una crisi economica dovuta all’eccessivo indebitamento.
Non sembra dunque il timore di un effetto a catena a muovere la solidarietà   dei cittadini italiani quanto la consapevolezza di non essere così diversi, per dati macroeconomici, da chi oggi si trova in difficoltà   e pur «non avendo richiesto alcun sostegno finanziario» si trova ad essere oggetto delle rigorose attenzioni di Bruxelles.
Anche in questo caso, forse si puಠleggere un legame tra le posizioni dai leader politici e le opinioni pubbliche nazionali fotografate dai sondaggi?

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