Europarlamento: promuovere l’economia sociale

942

Accesso agevolato al credito e sgravi fiscali, sviluppo del microcredito, introduzione di statuti europei, inserimento nella concertazione sociale sono alcune misure proposte dal Parlamento europeo per promuovere l’economia sociale e il terzo settore.
Sviluppatasi attraverso forme imprenditoriali organizzative e giuridiche particolari come cooperative, mutue, associazioni, imprese e organizzazioni sociali e fondazioni, l’economia sociale comprende oggi circa due milioni di imprese nell’UE (10% del totale), prevalentemente piccole e medie, «che contribuiscono a un modello economico sostenibile in cui gli individui sono più importanti del capitale» e che rappresentano il 6% dei posti di lavoro totali.
Molti i vantaggi derivanti dall’economia sociale, che per questo va supportata e munita di «premesse e condizioni politiche, legislative e operative adeguate» secondo l’Europarlamento. Unendo redditività   e solidarietà  , l’economia sociale svolge infatti «un ruolo essenziale nell’economia europea permettendo la creazione di posti di lavoro di qualità   e il rafforzamento della coesione sociale, economica e territoriale». Più in particolare, sottolinea il Parlamento europeo, aiuta a rettificare tre tipi principali di squilibri sul mercato del lavoro: «La disoccupazione, il precariato e l’esclusione sociale e lavorativa dei disoccupati» e «svolge un ruolo nel miglioramento dell’occupabilità  , crea posti di lavoro solitamente non soggetti a delocalizzazione e contribuisce al conseguimento degli obiettivi enunciati nella Strategia di Lisbona». Inoltre, genera capitale sociale, promuove «la cittadinanza attiva, la solidarietà   e una visione dell’economia fatta di valori democratici» e appoggia lo sviluppo sostenibile e l’innovazione sociale, ambientale e tecnologica.
Pertanto, le imprese dell’economia sociale non dovrebbero essere soggette all’applicazione delle stesse regole di concorrenza delle altre imprese e necessitano «di un quadro giuridico certo, che permetta loro di operare su un piano di parità   rispetto alle altre imprese». L’UE e gli Stati membri sono quindi invitati a riconoscere l’economia sociale e i soggetti che ne fanno parte nell’ambito della loro legislazione e delle loro politiche, mentre alla Commissione europea è chiesto che nell’elaborazione delle politiche europee «si tenga conto delle caratteristiche dell’economia sociale» e che questa sia integrata nelle politiche e strategie in materia di sviluppo sociale, economico e imprenditoriale, soprattutto nel contesto della normativa europea sulle piccole imprese (“Small Business Act”).

Approfondisci

Articolo precedenteRinnovare «profondamente» la politica euromediterranea
Articolo successivoBenefici duraturi dai cinque anni di allargamento dell’UE

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here