Economia circolare per un nuovo modello di sviluppo

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L’attualità dell’economia circolare

In un’Unione Europea in cui si producono 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti all’anno, il tema dell’economia circolare come nuovo modello economico e di sviluppo tiene banco sia per le istituzioni comunitarie (si veda la recente approvazione da parte del Parlamento europeo del “Pacchetto” Economia circolare, di cui si dirà in seguito) sia per policy makers nazionali e locali (si moltiplicano le piattaforme che raccolgono, censiscono e promuovono pratiche di economia circolare sostenute anche con fondi pubblici, vd Atlante dell’economia circolare per l’Italia e la Piattaforma degli Stakeholders europei

Dal punto di vista della sua definizione l’economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile.

Le pratiche di economia circolare mirano ad estendere il ciclo di vita dei prodotti, i cui componenti e le cui materie prime, laddove possibile, vengono reimmesse nel ciclo produttivo e generano ulteriore valore. Ciò contribuisce a ridurre i rifiuti al minimo.

L’obiettivo dell’economia circolare è il superamento del modello di “economia lineare”: “estrarre, produrre, utilizzare e gettare” che tiene solo in contesti storici, sociali e produttivi in cui le risorse (e tra queste l’energia) sono disponibili in grande quantità e sono facilmente accessibili.

Il “Pacchetto” approvato dal Parlamento europeo

Come si diceva poco sopra, il Parlamento europeo ha recentemente approvato (18 aprile 2018) il Pacchetto economica circolare

All’approvazione si è arrivati dopo 18 mesi di lavoro. Il Pacchetto contiene emendamenti a quattro direttive

In tema di rifiuti il Pacchetto stabilisce obiettivi di riciclo: bisogna arrivare al 55% dei rifiuti urbani entro il 2025; e al 60% entro il 2030.

Si tratta di obiettivi ambiziosi considerando che nel 2016 la percentuale di rifiuti riciclati nell’Ue era del 47% (51% il dato italiano, Paese leader in Europa la Germania con il 66%, fanalino di coda Malta 8%).

Uno specifico obiettivo di aumento del riciclo riguarda anche i rifiuti da imballaggio: 65% entro il 2025 e 70% entro il 2030.

Viene, inoltre limitata la quota di rifiuti urbani da smaltire in discarica che entro il 2035 non potrà superare il 10% (dato Ue 2016 25%, dato italiano 2016 28%).

Sono previsti, inoltre cambiamenti per la raccolta differenziata: chi ancora non differenzia i rifiuti biodegradabili dovrà farlo entro il 2025 e saranno necessarie ulteriori differenziazioni per prodotti tessili e per prodotti domestici pericolosi (vernici, solventi, pesticidi).

Un’attenzione particolare, in linea con gli Obiettivi ONU dello sviluppo sostenibile è dedicata alla riduzione degli sprechi alimentari (-30% entro il 2025 e -50% entro il 2030) lungo la catena di produzione, distribuzione e consumo.

I Paesi Ue dovrebbero incentivare la raccolta dei prodotti invenduti e la loro ridistribuzione in condizioni di sicurezza, e puntare anche sul miglioramento della consapevolezza dei consumatori circa il significato delle diciture riportate sulle etichette di scadenza dei cibi (“consumarsi preferibilmente entro”).

Per approfondire

 

 

 

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