Democrazia e ambiente: una sola priorità

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Nel programma della nuova Commissione europea, insediatasi il 1° dicembre, figurano sei priorità. Apre la lista la lotta all’emergenza climatica, la chiude l’impegno per un “Nuovo slancio per la democrazia europea”. Forse questo capitolo poteva meglio figurare in premessa alle altre priorità o essere affiancato più strettamente alla prima, percepita come più urgente e confortata giustamente da una migliore visibilità per l’opinione pubblica.

Non è il caso, vista l’urgenza su entrambi i versanti, sprecare tempo nel gioco inutile se venga prima l’uovo o la gallina, proviamo piuttosto a spiegare quanto le due priorità possono coincidere.

Della lotta all’emergenza climatica Ursula von der Leyen, presidente della nuova Commissione, ha parlato a giusto titolo come di una “questione esistenziale” e come tale di un problema che investe tutto il pianeta, tutti i popoli che lo abitano e tutti i cittadini che sono chiamati a farvi fronte. Significa quindi che vanno mobilitate tutte le risorse disponibili, non solo quelle finanziarie indispensabili – e sarà arduo trovarne di adeguate – ma più ancora quelle umane per le quali sono necessarie intelligenza, coraggio e responsabilità.

Intelligenza per rivedere a fondo un modello di sviluppo sempre più insostenibile, come ci ricorda l’Agenda dell’ONU per il 2030, e trovare nuove soluzioni che coniughino innovazione tecnologica e investimenti verdi; coraggio per affrontare una transizione difficile, con costi anche sociali da distribuire equamente e responsabilità da parte di tutti  – poteri pubblici, attori economici e sociali e cittadini-consumatori – nel non aspettare che siano “gli altri” a fare il primo passa, col rischio di rimanere al palo e assistere alla distruzione del pianeta.

Tre risorse – intelligenza, coraggio e responsabilità – da intrecciare perché vi sia condivisione per le politiche da adottare e partecipazione democratica affinché l’operazione planetaria da mettere in cantiere non venga delegata a tecnocrazie fuori controllo popolare o decisa da poteri pubblici o privati tentati, in nome dell’urgenza e dell’efficacia, di non rispettare regole democratiche sostanziali. 

In assenza di questi presupposti essenziali sarebbe fuorviante fare appello alla comprensione e alla responsabilità dei cittadini che, oltre a doversi far carico di non poche revisioni del loro stile di vita, sarebbero anche messi nella condizione di esecutori passivi di decisioni poco trasparenti, poco condivisibili e alla fine difficilmente accettabili.   

La Commissione europea ha annunciato per i prossimi due anni una “Conferenza sul futuro dell’Europa” per trovare soluzioni che rafforzino la democrazia europea. Già questa settimana è riunita a Madrid la COP 25, la Conferenza ONU della Parti coinvolte nella lotta al cambiamento climatico per condividere proposte più incisive delle attuali in risposta all’emergenza che abbiamo di fronte. 

Dovrebbe essere anche l’occasione per i suoi protagonisti, esperti e responsabili politici, di fornire informazioni chiare sul degrado del pianeta e sulle misure da adottare per la sua salvaguardia, facendosi carico anche di una pedagogia diffusa che spieghi, a giovani e a meno giovani, quali sono gli obiettivi ambiziosi da raggiungere e i costi da affrontare.

Dovrà anche essere l’occasione per la società civile di moltiplicare il suo impegno per meglio conoscere questa “questione esistenziale”, un tema decisivo per una “cittadinanza ambientale” attiva e per il futuro della nostra vita democratica.

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