Dai barconi ai balconi

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“Andare CONTROMANO è rischioso, ma si vede la gente in faccia”

Il governo del cambiamento è, come giusto, agile nel cambiare.

Le sue due incomponibili componenti passano disinvoltamente da essere maggioranza ma anche opposizione, dalle risse che dividono alle poltrone che uniscono, dalle priorità degli uni che, per definizione, non possono essere quelle degli altri e avanti così, tutti insieme allegramente.

In questi mesi hanno anche dimostrato di saltare da un luogo all’altro, come per esempio dalla centralità emergenziale dei barconi al ritorno sguaiato dei balconi.

I barconi li hanno usati come “taxi” per trasportare i cittadini elettori verso le acque pescose della demagogia, qualcuno guadagnando consensi e altri, più ingenui, perdendone.

Insieme si sono affacciati sui balconi, naturalmente diversi, ma tutti simboli di un potere diventato rapidamente prepotenza.

Ha incominciato il “nuovo che avanza”, a marcia indietro, per annunciare dal balcone romano l’eliminazione della povertà; ha proseguito il “vecchio che torna” dal balcone del Municipio di Forlì per arringare una folla entusiasta di aver finalmente trovato un “capitano” che li porterà – loro – verso un imperiale destino.

Dai barconi ai balconi: un viaggio che rischia di portare l’Italia lontano. Dalla democrazia.

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