Unione Europea con vista sul 2027

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L’Unione Europea, scossa dalle turbolenze mondiali, si appresta a vivere una possibile svolta politica nel prossimo anno di importanti appuntamenti elettorali nazionali, dopo avere registrato risultati non banali dal voto in alcuni suoi paesi membri, in particolare con la clamorosa sconfitta di Viktor Orban in Ungheria il 12 aprile scorso, senza dimenticare che già prima di questa data l’UE aveva registrato qualche fremito della sua mappa politica.

Erano andate bene per l’UE l’anno scorso le elezioni in Romania e Moldavia, in Olanda era stata arginata la spinta antieuropeista di Geert Wilders, contenuta anche in Germania con l’elezione del nuovo Cancelliere Friederich Merz, nonostante la crescita dell’estrema destra di Alternativa per la Germania (AFD).

Meno bene era andata con le elezioni legislative in Portogallo con l’avanzata del centro-destra e con quelle presidenziali in Polonia dove aveva vinto di misura il rappresentante della destra all’opposizione, mettendo in difficoltà il Primo ministro europeista Donald Trump.

Altri messaggi politici all’Unione Europea sono arrivati in questa prima parte dell’anno  nelle elezioni legislative in Danimarca, con una conferma al primo posto dei socialdemocratici, e in consultazioni elettorali locali, in particolare in Francia e Germania, dove si è registrata una tenuta  per le forze di orientamento europeista e un contenimento in Francia delle ali estreme euro-scettiche, ma con una conferma per l’estrema destra in Germania e una perdita di consenso per i socialdemocratici.

E’ in questo contesto che diventava centrale il confronto elettorale in Ungheria, un Paese di modeste dimensioni ma “cavallo di Troia” di Putin e portabandiera illiberale, apprezzato e sostenuto da Donald Trump: due sconfitti di primo piano, insieme con il loro complice Orban nel cuore dell’UE. Il voto ungherese annuncia svolte politiche ancora incerte, tanto a livello nazionale che comunitario, con il vincitore Peter Magyar , populista e conservatore di destra, alle prese tra l’urgenza di riforme costituzionali e le attese aperture a Bruxelles per ottenere le risorse comunitarie bloccate (circa 18 miliardi di euro) e, a sua volta, sbloccare i 90 miliardi di euro decisi dal Consiglio europeo per l’Ucraina, in attesa di vedere come Magyar ne accompagnerà il complesso percorso verso l’adesione all’UE.

Altri segnali politici sono giunti con le elezioni nazionali in Bulgaria, con una forte componente filo-russa, e altri sono attesi in autunno in Svezia e, soprattutto oltre Atlantico, con le elezioni di mid-term negli USA il cui risultato peserà non poco per la UE.

Ma sarà nel 2027 che suonerà la campana per l’Unione Europea, confrontata alle elezioni politiche in quattro Paesi decisivi per il suo futuro, come sono Italia, Spagna, Polonia e Francia, con la Germania alle prese con l’elezione del Presidente della Repubblica federale. E non è senza interesse che nello stesso anno scadano anche i mandati di tre presidenze UE: quella del Consiglio europeo, del Parlamento europeo e della Banca centrale europea.

Fare previsioni sul quadro politico e istituzionale UE nel 2027 sarebbe oggi azzardato, tenuto conto anche delle turbolenze mondiali in corso, che non mancheranno di riversare conseguenze politiche ed economiche nell’Unione Europea.

E’ possibile che vecchie alleanze internazionali, logorate da Trump, cedano il posto a nuovi apparentamenti, in particolare tra le medie potenze, come sollecitato dal premier canadese Marc Carney e come già sta avvenendo con un progressivo riavvicinamento del Regno Unito all’UE, mentre l’impatto economico della crisi energetica mondiale si farà sentire pesantemente sul rallentamento della crescita e sul surriscaldamento dell’inflazione, che potrebbe indurre la Banca centrale europea ad aumentare i tassi di interesse con il rischio di effetti recessivi per l’economia europea.

E tutto questo dovrà misurarsi con le proposte della Commissione europea sul rispetto del Patto di stabilità, mentre entra nel vivo il confronto con il Parlamento europeo sul futuro bilancio settennale UE da adottare nel 2027 per il periodo 2028-2034, che dirà quanta sarà la volontà di coesione sociale in un’Unione Europea, politicamente frammentata e fragile, con la prospettiva di non poter ritardare oltre misura i futuri impegnativi  allargamenti, Ucraina compresa.  

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