
Le guerre in corso ai confini della nostra Europa, che continuano a tenere il mondo con il fiato sospeso, non accennano a spegnersi e non lasciano spiragli di tregua, di rispetto di cessate il fuoco e tantomeno prospettive di pace.
Pasqua, periodo in cui si celebrano religiosamente valori condivisi di pace e di convivenza fra gli uomini, è trascorsa senza lasciare traccia di tali valori : le guerre infatti continuano con toni sempre più minacciosi non solo nelle regioni e fra gli attori direttamente coinvolti, ma superando costantemente i relativi confini con effetti a livello globale.
Abbiamo assistito infatti al primo tentativo di tregua di quindici giorni della guerra fra Stati Uniti e Iran, sfociata in un altro tentativo di concludere un accordo tramite la mediazione del Pakistan. Prospettiva fallita nel giro di poche ore, tanto le posizioni dei due belligeranti erano, in quel momento, distanti e inconciliabili.
La guerra degli Stati Uniti mossa all’Iran, insieme ad Israele, il 28 febbraio scorso, aveva attraversato fasi alterne negli obiettivi annunciati dal Presidente Trump, da un iniziale “cambiamento del regime” della Repubblica Islamica al proseguimento dello smantellamento del programma nucleare iraniano. La risposta iraniana alla guerra americana ha portato invece sul tavolo dei negoziati di Islamabad, come punto centrale, la riapertura dello Stretto di Hormuz, oggi sotto controllo dei Pasdaran. Il fallimento dei colloqui di pace ha inoltre inasprito le rispettive posizioni, portando il Presidente USA a decidere il blocco dello Stretto di Hormuz, per prenderne il controllo, da parte della marina militare statunitense. Decisione dalle conseguenze disastrose non solo sull’economia e le politiche energetiche a livello globale che già si cominciamo a percepire, ma anche sulla prevedibile escalation del conflitto in una regione attraversata da altre sanguinose guerre.
Al riguardo, legato alla tenuta della tregua fra USA e Iran è la guerra mossa da Israele al Libano e in particolare a Hezbollah, la milizia sciita vicina all’Iran. Un accordo sulla tregua è stato raggiunto alla vigilia dei negoziati di Islamabad, sotto la pressione di Washington e della comunità internazionale, (dall’Europa, alla Russia, dalla Turchia all’Egitto), impotente di fronte ai massacri e alle stragi di civili nel sud del Paese e a Beirut. Ma è una tregua a parole, imposta a Netanyahu, che non voleva vincolare il Libano alla tregua USA – Iran, visto che i bombardamenti continuano e l’emergenza umanitaria cresce. E questo malgrado le ulteriori dichiarazioni del primo Ministro israeliano di negoziare direttamente a Washington con il Libano un cessate il fuoco.
Non va lasciata in ombra, infine, la guerra mossa dalla Russia all’Ucraina, dove una speranza di apertura di negoziati era nata dopo la tregua di 36 ore dichiarata per la Pasqua ortodossa. Purtroppo la tregua non è durata a lungo, con accuse reciproche di violazione e la ripresa immediata degli attacchi con i droni.
Queste guerre senza pace ormai da anni si consumano alle frontiere dell’Europa. La speranza è che questa Europa, al di là delle difficili relazioni che il Presidente USA sta imponendo, sconvolgendo le Istituzioni e il diritto internazionale, ritrovi una voce autorevole che porti alla pace. Ma la pace non è fra le priorità di Trump, visto che al riguardo, sconvolgendo non solo i cattolici, ma il mondo intero, non ha esitato ad insultare Papa Leone XIV e il suo accorato messaggio evangelico.











