Urgente proteggere i cieli d’Europa

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L’Europa, vissuta in pace a lungo, inutilmente avvisata dei rischi di guerre dalla crisi della ex-Jugoslavia e risvegliata nel 2022 dell’invasione russa dell’Ucraina dal sonno politico in cui era ripiombata, è minacciata oggi di tornare nell’occhio del ciclone in un mondo ad alta intensità di turbolenza e senza poter più contare su un alleato affidabile d’oltre-atlantico.

Si spera se ne siano resi conto, chi più chi meno, i leader europei riuniti la settimana scorsa nel Vertice della NATO in Turchia, senza lasciarsi ingannare da un rituale e vuoto comunicato finale che non riesce a nascondere le divergenze tra le due sponde dell’Atlantico e conferma la crescente solitudine dell’Europa alle prese con la propria sicurezza, di cui l’Ucraina è già parte integrante ancora prima di aderire all’Unione Europea.

Non sorprende quindi che il più attivo su questo fronte, come il presidente francese, Emmanuel Macron, abbia immediatamente convocato l’ennesimo “Vertice dei volenterosi” a Parigi in occasione della festa nazionale del 14 luglio, ultima della sua Presidenza, prima del cambio di guardia all’Eliseo nella primavera prossima.

È noto come la complessa macchina per costruire una difesa comune stenti a mettersi in moto in questa Unione di sonnambuli, con ciascun Paese ripiegato sui propri interessi elettorali immediati, come ben vediamo anche in Italia con una maggioranza tutta concentrata sulla nuova legge elettorale e un’opposizione profondamente divisa in politica estera.

Se fino a ieri l’obiettivo prevalente era proteggere confini di terra, diventati potenziali  “fronti di guerra”, in particolare nella fascia nord-orientale dell’UE, adesso gli sviluppi del conflitto in Ucraina e le prese di distanza degli USA impongono di alzare gli occhi verso l’alto e pensare alla protezione dei cieli d’Europa dai missili balistici russi e da minacce analoghe.

È stata questa la preoccupazione principale del Vertice di Parigi destinato a costruire intese europee per una protezione aerea da nord a sud nell’Unione Europea, anche se ancora in assenza di una politica comune di difesa.

Si tratta di un’impresa di impegnative dimensioni, anche finanziarie, dove tutti i Paesi UE sono chiaramente coinvolti, ma non tutti con le necessarie risorse, a cominciare dalle più avanzate tecnologie disponibili.

E qui il nuovo quadro politico si fa interessante: il perno centrale dell’operazione è rappresentato da una coalizione di 9 Paesi europei, membri della NATO, in collaborazione con l’Ucraina.

Tra questi Francia e il Regno Unito, alla guida del gruppo ed entrambi dotati dell’arma nucleare, la Germania in grado di investire più di tutti in spesa militare,  Danimarca, Norvegia e Paesi Bassi esposti sul fronte nord e Spagna e Italia nell’area turbolenta del Mediterraneo, con l’Ucraina punta avanzata nella sperimentazione della difesa aerea con i propri mezzi.

L’Italia, per una volta attrezzata tecnologicamente ma ancora politicamente oscillante, come testimonia la discutibile scelta di Giorgia Meloni di non partecipare al Vertice di Parigi per occuparsi a Roma della legge elettorale, fa un primo passo avanti nella coalizione, ma con tutte le cautele e ambiguità suggerite dalla campagna elettorale in corso.

Sarà importante capire quale sarà l’effettiva dimensione europea del programma di protezione aerea, la sua distribuzione finanziaria e la copertura territoriale, in particolare per quanto riguarda anche l’area mediterranea, finora rimasta marginale nonostante la sua vicinanza a pericolosi focolai di guerra.

L’obiettivo dichiarato da questa coalizione è quello di “costruire una capacità missilistica condivisa per l’Europa”, ma senza confonderla con una sempre più urgente difesa compiutamente comune, lontana da realizzarsi in assenza di una politica estera comunitaria.

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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