Finanziamenti UE: all’Eurogruppo riaffiora la suggestione del debito comune

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Il futuro dei finanziamenti europei non ruota solo intorno al Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, per il quale sono in corso i negoziati, ma anche sull’annosa questione del debito comune europeo, di cui si è avuta una prima storica applicazione con il Next Generation EU, approvato nel 2020 ma in seguito derubricato come un caso eccezionale che difficilmente si sarebbe consolidato.

Alla riunione del 9 luglio tra i ministri delle finanze dell’area euro si è discusso delle prospettive macroeconomiche nel difficile contesto di prezzi dell’energia e inflazione in crescita. A prendersi la scena, però, è stata la proposta della Spagna di introdurre un nuovo meccanismo di debito comune (lo Strumento Sovrano Europeo) che potrebbe arrivare a raccogliere fino a 850 miliardi di euro l’anno, costituendo un asset finanziario europeo solido e permettendo agli Stati membri di risparmiare diversi miliardi sul rimborso degli interessi. Si tratta di cifre di investimento molto simili a quelle che Mario Draghi raccomandava nel suo celebre rapporto del 2024 sul rilancio della competitività europea.

Il meccanismo funzionerebbe più o meno in questo modo: la Commissione europea contrae prestiti a tassi vantaggiosi sui mercati finanziari, destinando poi le risorse agli Stati membri a condizione che rispettino determinati criteri, ad esempio il perseguimento di riforme e benefici tangibili che abbiano un impatto su scala europea. Perciò, le risorse raccolte potrebbero essere vincolate alle nuove priorità dell’Unione di cui tanto si discute, tra cui competitività, digitalizzazione, nuove tecnologie e transizione energetica.

Nella proposta della Spagna, l’adesione allo Strumento Sovrano Europeo sarebbe su base volontaria, ma perché diventi realmente efficace dovrebbero parteciparvi le cinque economie principali dell’eurozona, cioè Germania, Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi.

Inoltre, il debito comune funzionerebbe come integrazione ai finanziamenti previsti per il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, quindi a partire dal 2028.

Data la storica ostilità agli eurobond da parte dei Paesi frugali del centro e nord Europa (un’ostilità che persiste dalla crisi dei debiti sovrani del decennio scorso, confermata in tempi recenti dal cancelliere tedesco Friedrich Merz) non sembrano esserci grandi chance di costruire uno strumento così ambizioso. Perlomeno non della portata auspicata dalla Spagna.

I frugali sostengono che gli eurobond siano alla base di quello che gli economisti chiamano “azzardo morale”, una situazione in cui certi Stati approfitterebbero del debito comune per gonfiare irresponsabilmente la spesa pubblica nazionale, rendendola insostenibile e priva di effetti sulla crescita.

D’altro canto, i Paesi favorevoli all’iniziativa, tra cui Italia, Francia e Portogallo, beneficerebbero di un risparmio considerevole sul rimborso del debito, e insistono sul fatto che il bilancio europeo pluriennale verrebbe così potenziato attraverso investimenti paralleli con una forte impronta sovranazionale.

Appelli al rigore finanziario da una parte, proposte di investimenti ambiziosi su scala europea dall’altra. Siamo di fronte a una divisione interna all’Europa che, per quanto pessimistico possa risuonare, non sembra facilmente superabile. Sicuramente non in tempi brevi.

Per approfondire:

La maxi proposta della Spagna sul debito comune crea scontro con Paesi del nord Europa

All’Eurogruppo sull’energia rispuntano gli Eurobond

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Gabriele Giordano
Sono laureato in Scienze Politiche e credo in un'informazione di qualità che riesca a coinvolgere i cittadini, soprattutto i giovani, nei processi democratici.

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