Unione Europea tra presente e futuro

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Reduce da un passato ricco di conquiste e indebolito da qualche occasione mancata, l’Unione Europea è oggi alla prese con un presente difficile e un futuro incerto.

Non c’è bisogno di molte parole per dire quanto sia difficile il presente dell’Europa, presa nella tenaglia tra le crisi economiche e sociali interne e le pressioni sulle sue frontiere, sia che si tratti di rischi di conflitti armati o latenti, sia che questi si traducano con movimenti migratori difficili da governare.

La coraggiosa decisione del 20 luglio 2020 di creare un debito comune europeo  per alimentare lo straordinario “Progetto europeo di ripresa” (Recovery fund) dotato di 750 miliardi di euro (191 dei quali, se tutto va bene, destinati all’Italia) rischia di esaurire la sua spinta propulsiva, raffreddata dalle tensioni internazionali e dalla crisi energetica che mette anche a repentaglio la realizzazione dell’ambizioso progetto di transizione ecologica, il “Green deal” lanciato dalla Commissione europea nel 2019. E non è tutto: alla lista bisognerebbe aggiungere il ritardo dell’Europa sul versante delle nuove tecnologie, in particolare nella produzione dei semiconduttori indispensabili per le industrie del futuro e alla quale la Commissione europea ha appena proposto un sostegno di poco meno di cinquanta miliardi di euro, senza dimenticare le relazioni sempre più tese al suo interno con Polonia e Ungheria, accusate di infrazione allo Stato di diritto e alla vita democratica.

È in questo presente difficile che l’Unione Europea è chiamata ad affrontare un futuro incerto, tanto per il suo ruolo nel mondo che per le riforme interne da affrontare con coraggio.

In questa prospettiva è stata lanciata il 9 maggio scorso la “Conferenza per il futuro dell’Europa”, un laboratorio virtuale – è presto per dire se anche virtuoso – di confronto tra le Istituzioni UE e i cittadini europei per raccogliere orientamenti condivisi e proposte per rifondare l’Unione Europea di domani.

Il dibattito e il confronto è in corso e le voci manifestate tra i cittadini che partecipano a questo esercizio non mancano di ambizione. Come nel caso del recente confronto nello scorso dicembre, a Firenze, sul tema sensibile dello Stato di diritto e della democrazia. Sull’argomento sono state formulate e adottate una quindicina di “Raccomandazioni” e già scorrerne i titoli ne dice l’ambizione: dalla tutela dello Stato di diritto alla tutela e al rafforzamento; da Media e disinformazione a sicurezza; dalla riforma istituzionale dell’UE al processo decisionale fino a un’integrazione più stretta.

Le “raccomandazioni” mettono per l’UE l’asticella molto in alto, forse al di sopra delle possibilità di una politica spesso zavorrata da una miscela di realismo e di mancanza di visione, ma testimoniano di quanto siano diffuse tra i cittadini europei le preoccupazioni sul futuro della nostra democrazia, e non solo su quella degli altri.

Questa presa di coscienza sulla fragilità della nostra vita democratica – e non solo della Polonia e dell’Ungheria – può essere un buon punto di partenza per correre ai ripari prima che sia troppo tardi, facendo perno sulla capacità evolutiva dimostrata anche in passato dall’Unione, quando è stata capace di andare oltre il dettato formale dei Trattati e, di revisione in revisione, progredire nel rafforzamento della democrazia nelle sue Istituzioni, oggi ancora largamente incompiuta.

Resta da vedere quanto il Parlamento europeo e la Commissione da una parte e il Consiglio dei ministri UE dall’altra vorranno intraprendere la strada in salita della riforma dei Trattati e liberare più democrazia in Europa.

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