Una ricerca sulle percezioni della povertà  

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Benchà© l’Europa abbia uno dei sistemi di protezione sociali più avanzati al mondo sono 68 milioni i cittadini europei a rischio povertà  . La povertà   e l’esclusione sono, sin dai tempi di Lisbona 2000, sfide che i leaders europei tentano di affrontare in maniera ferma e coordinata; molto è stato fatto ma molte questioni sono ancora aperte e necessitano di misure di contrasto che affrontino il problema alla radice e lo inquadrino nel contesto dei futuri mutamenti demografici e sociali. La lotta contro la povertà   dei minori, si legge nell’introduzione del rapporto, è, per queste ragioni, una priorità   assoluta.
La ricerca, condotta con le abituali metodologie degli «standard» Eurobarometro e realizzata da TNS Opinion & Social e EOS GALLUP ha coinvolto oltre 26.000 cittadini europei di età   compresa tra i 15 e i 27 anni e 1.000 persone residenti in Croazia; la raccolta dati si è svolta tra il febbraio e il marzo 2007.
Tre i focus principali:
1) la percezione della povertà   in Europa: in questo capitolo si affrontano temi quali la consapevolezza dei cittadini europei nei confronti della diffusione della povertà  , il loro atteggiamento (la povertà   è una condizione acquisita?), le opinioni in merito ai bisogni delle persone che vivono in situazione di povertà   e alle politiche di contrasto;
2) le forme estreme di esclusione: i senza fissa dimora, quali carriere, quali soglie di rischio, quali percezioni;
3) che cosa i cittadini europei ritengono necessario per avere un tenore di vita decente (mezzi finanziari, casa, beni durevoli, beni di prima necessità  , integrazione sociale). Particolare attenzione su questo punto è stata dedicata alla situazione dei minori.
Dai dati emerge che la povertà   è in genere percepita come un problema diffuso. Facendo riferimento all’area in cui vivono, i cittadini europei ritengono che la povertà   riguardi circa il 30% delle persone, mentre le due condizioni della povertà   estrema o del rischio di povertà   riguardino ognuna una persona su dieci.
Riflettendo sulla visibilità   della povertà  , il campione si divide in parti uguali tra coloro che sostengono l’invisibilità   del fenomeno e coloro che, invece, ritengono la povertà   visibile, nel senso che ne osservano spesso effetti e caratteristiche nelle persone che hanno intorno; questi ultimi sono anche coloro che in maggioranza ritengono la povertà   una condizione acquisita. Soltanto un intervistato su tre afferma che le persone povere con le quali è in contatto sono tali da sempre.
L’ingiustizia della società   è l’elemento citato con maggiore frequenza come causa di povertà   (37%); seguono le «cause soggettive» («mancanza di energia positiva»), mentre per il 19% degli intervistati la povertà   e una «conseguenza inevitabile del progresso».
Più nel concreto i fattori detonanti delle situazioni di rischio – povertà   sono quelli legati al lavoro o in generale alla situazione economica: si diventa poveri perchà© si resta a lungo disoccupati (35% degli intervistati) o perchà© non si è pagati sufficientemente o con sufficiente regolarità   (30%).
Gli eventi traumatici legati alla salute individuale o alla situazione familiare possono avere un peso secondo il 20% degli intervistati, ma il lavoro resta l’elemento centrale: la perdita del lavoro è percepita come la causa principale dell’avvio di potenziali carriere di senza fissa dimora (si è espresso in questo modo oltre il 50% degli intervistati). Altri fattori legati al rischio di perdere la casa sono i debiti (49%) e le situazioni di dipendenza (46%). Interessante notare qui lo scarto tra la dimensione oggettiva e quella soggettiva della percezione: è oggettivamente vero che la perdita del lavoro comporta un aumento del rischio di povertà   anche estrema, ma la probabilità   di perdere il lavoro non è soggettivamente percepita come reale dagli intervistati. Il lavoro dunque è il bene primario che tutela dall’ingresso in situazioni di povertà   o che ne facilita l’uscita.
I dati finali della ricerca dimostrano che qualsiasi risorsa, anche la più informale e sporadica, è percepita dagli intervistati come «una cosa che serve ad avere un tenore di vita decente». In termini di opinioni e di percezioni, in conclusione, si puಠaffermare che la visione soggettiva della povertà   sia influenzata dalla situazione economica dell’intervistato e che la «lista dei beni necessari» per avere un tenore di vita decente mostri forti connessioni con le norme sociali di riferimento degli intervistati.

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