Un anno di repressione in Siria

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È trascorso esattamente un anno dall’inizio delle manifestazioni contro il regime di Bashar al Assad in Siria. Un anno in cui la repressione, la violenza, i bombardamenti, la tortura e la morte sono state le uniche risposte di un regime senza scrupoli per annientare le richieste di cambiamento politico di un popolo.

Questa situazione che, secondo le stime dell’ONU, ha già provocato la morte di più di 8.000 persone e l’esodo di più di 230.000, non sembra trovare una soluzione pacifica e politica e ha messo in evidenza le difficoltà della comunità internazionale ad intervenire per fermare i massacri. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU infatti, dopo due tentativi di adottare una risoluzione di condanna del regime, è rimasto senza voce per l’opposizione senza ripensamenti di Cina e Russia. Di fronte a questa impasse diplomatica, l’ONU ha deciso di nominare Kofi Annan inviato speciale congiunto dell’ONU e della Lega araba per convincere il Presidente siriano a cessare le violenze e a garantire un corridoio umanitario per venire in soccorso alle vittime.  I risultati del primo incontro non sono incoraggianti, visto che l’esercito continua la sua offensiva, spingendo sempre più la popolazione a trovare rifugio nella vicina Turchia, la cui frontiera, oltre ad essere stata minata da Damasco è ora anche sotto il tiro dei suoi carri armati.

Di fronte ad una resistenza così decisa del regime siriano a continuare l’oppressione con la forza e la violenza, anche la difficoltà e l’impotenza della comunità internazionale a trovare una posizione comune di condanna e per una soluzione pacifica del conflitto diventa giorno per giorno carica di pericoli: forte potrebbe essere infatti la tentazione di iniziative particolari di sostegno con le armi al regime o all’opposizione, cosa che metterebbe non solo in moto una vera guerra civile e prolungherebbe il conflitto e le conseguenti sofferenze di un’intera popolazione, ma potrebbe anche uscire dai confini siriani ed incendiare l’intera regione.

La gravità della situazione ha spinto, nel primo anniversario dell’inizio delle rivolte, molte personalità del mondo politico, intellettuali, Premi Nobel per la pace a scrivere una lettera aperta ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite perché trovi quell’unanimità necessaria a condannare i massacri della popolazione civile e ad offrire gli strumenti diplomatici per uscire da questo lungo anno in cui Bachar Al Assad ha avuto in mano tutto il potere per uccidere.

La lettera aperta, pubblicata sotto gli auspici della Federazione internazionale per i diritti dell’uomo, si rivolge in particolare alla Russia, esortandola a collaborare con gli altri partner internazionali per giungere rapidamente ad una soluzione del conflitto e a riportare la pace e la stabilità nella regione.

Cliccando qui si accede al testo completo della lettera aperta 

 

 

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