Tempeste elettorali nell’UE e dintorni

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Tanto tuonò che, almeno questa volta, alla fine piovve. Precipitazioni di diversa intensità nella tornata elettorale dei giorni scorsi: una grandinata in Grecia, un problematico cambio di stagione in Francia, nuvole in Germania, per non dire, dei lampi di temporale a Londra con i laburisti alla riscossa e, ai confini dell’UE, tempo variabile in Serbia e  finto sereno nelle elezioni in Siria.

Sui risultati del voto, la prima considerazione è di ordine generale: perdono consenso nell’UE le maggioranze al governo, rese responsabili dell’aggravarsi della crisi in presenza delle politiche di rigore. È il caso della Francia, con il socialista Hollande vincitore sul conservatore-populista Sarkozy; meno decisiva ma non priva di significato l’erosione di consensi subita dal partito liberale, alleato della Merkel, nelle elezioni regionali dello Schleswig -Holstein, in attesa dell’imminente consultazione elettorale nel Nordreno-Westfalia, di ben altro peso per il futuro dell’attuale maggioranza tedesca.

Dalla Grecia è arrivata la tempesta da tempo pronosticata: i due maggiori partiti, il socialista e il democristiano, sono usciti con le ossa rotte dal voto in un Paese, con un alto tasso di astensioni, una frammentazione del quadro politico e l’esplosione di partiti radicali, tanto a sinistra che a destra, che porta in Parlamento un partito neo-nazista. Non sarà facile formare un governo e, più ancora, farlo durare il tempo necessario per portare la Grecia fuori dalla crisi; più probabili nuove elezioni e un aumento dell’instabilità.

In Serbia il primo ministro europeista Tadic ha pareggiato con il nazionalista anti-europeo e filorusso Nikolic, rinviando al ballottaggio la prospettiva di portare il suo Paese nell’UE.

È evidente che tutti questi risultati avranno un impatto sull’UE e, di conseguenza, anche sul futuro dell’Italia.

Al netto del crescente voto di protesta, gli elettori europei hanno mandato all’UE un segnale chiaro: basta con le sole politiche di austerità e domanda pressante di iniziative per la crescita e l’occupazione. La vittoria di Hollande in Francia potrebbe aprire un varco in questa direzione, sempre che il voto sospeso della destra di Le Pen non provochi nel futuro Parlamento, eletto a giugno, una situazione di stallo tra socialisti e conservatori. In questo caso si ridurrebbe molto il margine di manovra di Hollande in Francia e in Europa e nei confronti della Merkel, sempre ostinata nelle sue politiche di rigore.

Una situazione che modificherebbe  anche il margine di manovra del governo Monti, uscito più fragile dal recente voto amministrativo e oggi alla ricerca di maggiore flessibilità nelle politiche di risanamento, anche a costo di non raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 e cautamente pronto a rivedere quel “fiscal pact” punitivo voluto dalla Merkel, che sta contribuendo alla spirale recessiva dell’economia europea.

Così, a due anni dalle prossime elezioni europee e a un anno da quelle tedesche e italiane, l’UE ritorna al centro dell’attenzione e vede schierate due formazioni: una, oggi ancora maggioritaria, alla ricerca di più Europa, grazie ad una svolta verso l’integrazione politica almeno di un’avanguardia di Paesi e l’altra, una minoranza che cresce, stanca di questa Europa, delusa dalle sue Istituzioni e dall’euro e pericolosamente incline ad avventure populiste, condite di nazionalismi quando non di intolleranza e xenofobia.

Per tutti, italiani in testa, è il momento della scelta e sarà bene non sbagliarsi.

 

 

 

1 COMMENTO

  1. ..riprendendo il mio commento del 1 marzo 2012 – inserito tra i”Vostri Commenti di Apice” – mi premetto ripetere che il “Patto di Stabilità di Bilancio ” dell’U.E. dovrebbe coniugarsi in una graduale crescita anche dell’economia, contestuale alla ripresa dello sviluppo economico-sociale europeo.
    Conclusi quel mio rapido commento, confermato in parte in questi giorni dagli elettori europei, che se i “Patti di Bilancio” non orientano “priorità” nella spesa verso la crescita economica-sociale europea e nazionale, con il lavoro contrattato e partecipato, non si eleva la dignità della persona.
    Anche le tempeste elettorali sono “segnali democratici” non novità ma propedeutici di tensioni sociali,tra giovani che attendono lavoro e meno giovani che perdono lavoro.
    Le tempeste elettorali,nazionali o europee,non sono
    mai “neutrali”.
    Anche l’Italia-Europea è stata rilevata e tamponata dal Governo Monti a costi elevatissimi, richiesti a noi cittadini europei, per fronteggiare la pluriennale crisi sociale ed economica nazionale.
    Sono certo che l’autorevolezza europea del Prof. Monti nel confronto con Francia,Germania,Spagna ed altri Paesi dell’U.E. contribuirà e avrà successo, ai tavoli europei,allorquando si dovrà contestualmente convenire che il Bilancio 2013 presentato dalla Commissione Europea, può essere condiviso quale “bilancio ordinario”.
    Ma il bilancio ordinario europeo 2013 non potrà essere sufficiente – a mio avviso – per “stimolare sviluppo e lavoro” e, conseguentemente, non da concretezze alla parola “competitività”.
    Perché in assenza o per scarsi e mirati investimenti di crescita, sia dell’economia europea che italiana, non si potrà favorire, neppure, sia la riduzione del nostro alto debito pubblico e né segnalare una graduale ripresa della occupazione e dei redditi da lavoro.
    Questa sarebbe o potrebbe essere una convincente “quieta” dopo la tempesta, con più Europa, che è indispensabile – oggi più di ieri – non solo per l’Italia ma anche per tutti i Paesi europei.
    Anche perché e, innanzitutto, si deve favorire il cittadino nel suo primario esercizio di un legittimo diritto – con più lavoro produttivo e meno sostegno al reddito assistenziale.
    Sappiamo che gli ammortizzatori sociali,pur necessari al sopravvivere, non elevano la dignità della persona ma, nella loro lunga durata, sono gli “apripista” delle povertà.
    Ecco, quindi, l’urgenza che il Bilancio 2013 dell’U.E. vada oltre la “ordinarietà” e le modalità di sostegno, volta a volta, della BCE.
    L’U.E dovrebbe elaborare un nuovo o un aggiuntivo “Patto di Bilancio Straordinario” e prevedere, contestualmente all’ordinario cofinanziamento, tempi certi pluriennali e modalità rapide negoziabili finalizzati sia alla riduzione dei debiti sovrani degli Stati europei che alla possibilità e sostegni degli investimenti produttivi.
    A mio avviso, oggi, se non ci sarà sostegno politico e visibile dell’Europa sia alla nostra Italia che ad altri Paesi europei in declino economico o dipendenti prevalentemente dalla funzione variabile dei debiti pubblici,non potrà esserci crescita economica-sociale in tempi brevi e né si attiverà la competitività.
    Oggi, le “tempeste elettorali nell’U.E. e dintorni” dei cittadini – giovani, donne e meno giovani – senza lavoro, potrebbero configurarsi in prevedibili “tempeste sociali”.
    Donato Galeone

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