SOS Europa dopo il voto tedesco

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Dopo il voto tedesco siamo solo alle prime battute delle turbolenze elettorali nei Paesi dell’Unione Europea, messa sotto pressione e chiamata a reagire.

Ci sarà occasione per farlo la settimana prossima al Parlamento europeo quando, come ogni anno, introdurrà il dibattito parlamentare a Strasburgo, il 16 settembre, il “Discorso sullo stato dell’Unione”. Lo pronuncerà la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, all’indomani del voto in Svezia il 13 settembre e alla vigilia di nuove votazioni il 20 settembre nel suo Paese di provenienza, la Germania. 

In Germania saranno ancora elezioni locali, ma importanti, perché interesseranno la città-Stato di Berlino e il Land della Pomerania Anteriore: nel primo caso, la destra estremista di “Alternativa per la Germania” è prevista in terza posizione attorno al 20%, ma di nuovo prima in Pomerania, regione dell’ex-Germania orientale come la Sassonia, con un consenso attorno al 30%.

Non è infondato immaginare che, nel clima politico generato dal dirompente voto tedesco, il discorso della presidente della Commissione sarà rimaneggiato fino all’ultimo minuto, da una parte per capire come reagirà il governo tedesco e, dall’altra, per valutare gli umori politici dentro e fuori dell’UE, viste anche le scomposte reazioni americane e quelle scontate della Russia, ma già tenendo conto della recente  decisione della Banca centrale europea di alzare il tasso di sconto, con un richiamo a considerare “gli interessi nazionali solo un miraggio”.

Tradizionalmente il Discorso in questione riproduce uno schema rituale: un bilancio di quanto fatto nell’anno di riferimento, una presentazione delle priorità per i lavori in corso nel cantiere europeo e le linee per sviluppi futuri del processo di integrazione europea.

Sul primo capitolo difficile andare oltre la constatazione – come con audace ottimismo affermato per l’Italia dal ministro Giorgetti – che “la barca è rimasta in linea di galleggiamento”, in mezzo a tempeste crescenti per le guerre in corso con l’impatto pesante sull’economia europea. Un clima politico che potrebbe anche essere venduto come un’attenuante per le retromarce della Commissione sul “Green deal” nel contrasto al surriscaldamento climatico, proprio mentre questo cresce di intensità, come abbiamo tutti sperimentato in questa torrida estate.

Sarà interessante nel “Discorso” scoprire le priorità in cantiere nella tempesta della politica mondiale e nelle turbolenze elettorali europee. Su queste ultime è buona regola da parte delle Istituzioni europee non ingerirsi ma sarebbe anche surreale ignorarle, se non addirittura irresponsabile, in particolare facendo mancare un chiarimento sulle mancata solidarietà sul fronte delle politiche migratorie.

Sul versante internazionale, scontata la postura verso la Russia, ma ancora ambigua e timorosa verso gli USA e incerta ed oscillante verso la Cina, soddisfatta però per gli Accordi commerciali conclusi.

Resta, per quel che ne resta, il futuro: un orizzonte da indicare grazie a quel potere esclusivo di iniziativa di cui dispone la Commissione, troppo poco attivato in questi ultimi tempi. Certamente urge il futuro di domani, ma molto di più vanno affrontate le molte sfide sui tempi lunghi: quella della crisi demografica, degli investimenti per l’innovazione, dell’accompagnamento nella transizione digitale e del futuro della formazione e del lavoro a fronte dell’esplosione dell’intelligenza artificiale, della convivenza nell’UE delle culture plurali che la abitano e cresceranno con i futuri allargamenti, dei costi importanti che tutto questo comporta per l’anemico bilancio 2028-2034 previsto ad oggi e, soprattutto, la ricerca della pace, non affidata alle sole armi, ancor meno se nelle mani di singole “nazioni”, pericoloso carburante per i nazionalismi che, come ricordava François Mitterrand, sono sinonimo di guerra.

Come le guerre in corso ai confini dell’Europa e che rischiano di penetrare all’interno dell’Unione Europea, il cui “stato” non vorremmo diventasse il participio passato di quello che era, e avrebbe potuto essere, il progetto europeo.

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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