Quando la sete cresce e l’acqua finisce: il nuovo rapporto OMM e le riserve idriche che si esauriscono

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Con il nuovo rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) abbiamo la conferma, ancora una volta, che il cambiamento climatico c’è, è sempre più intenso e ha forti conseguenze sull’umanità. In particolare, lo studio si concentra sul ciclo dell’acqua dolce, analizzando come è evoluta la risorsa idrica negli ultimi cinque anni e chi ne ha sofferto di più.

Tenendo conto di tutte le forme in cui l’acqua dolce si presenta (scarico fluviale, acque sotterranee, evapotraspirazione, stoccaggio di acqua terrestre, neve e ghiaccio), la ricerca afferma che le riserve, indispensabili per attutire il colpo di eventuali fenomeni estremi come la siccità, si stanno esaurendo. Ne sono un esempio i ghiacciai, che ormai da quattro anni non cessano di perdere terreno (tra il 2023 e il 2025, 1400 Gigatonnellate di acqua persi – l’equivalente di 560 milioni di piscine olimpioniche); ma anche le falde sotterranee, che mostrano un andamento decrescente. Crescono così i pericoli a breve termine, e l’insicurezza idrica a lungo termine.

Un altro esempio dell’incalzante perdita d’acqua sul nostro pianeta è la costante diminuzione della portata idrica dei fiumi, con flussi inferiori alla norma nel 36% dell’area complessiva dei bacini. Allo stesso tempo, la quota di bacini fluviali in condizioni “normali” è scesa di circa dieci punti percentuali (dal 46% del trentennio 1991-2020 a poco più di un terzo), rimanendo così in netta minoranza.

La causa maggiore risiede negli eventi estremi: siccità e alluvioni hanno battuto ogni record, in tutti e cinque gli anni dal 2021 ad oggi, e in ogni parte del mondo.

Al netto di queste informazioni, non è difficile prevedere che anche il 2026 si chiuderà con dati poco incoraggianti; basti pensare al disastro ambientale in Nepal o l’ emblematico caso del Danubio, il fiume più lungo dell’UE, che nell’estate 2026 ha segnato in Ungheria un minimo storico, con interi tratti ridotti a banchi di sabbia. Ma anche eventi recenti molto più vicini a noi: l’esondazione del Seveso a nord di Milano nel settembre 2025, con oltre 200 millimetri di pioggia caduti in un solo giorno, o il ciclone Harry che a inizio 2026 ha travolto Sicilia, Calabria e Sardegna con accumuli eccezionali; e, sul fronte opposto, le siccità che negli ultimi anni hanno prosciugato il Po e messo in ginocchio l’agricoltura padana.

Eppure, anche un disastro dall’altra parte del mondo ci riguarda da vicino. Proprio dal Nepal, infatti, è stato lanciato un appello ai Paesi più “consumisti”, responsabili della maggior parte delle emissioni, affinché taglino drasticamente le proprie emissioni e finanzino concretamente il Fondo per le perdite e i danni (Loss and Damage), riconoscendo la propria responsabilità morale ed economica verso chi, pur avendo un’impronta climatica quasi nulla, ne paga il prezzo più alto.

È la natura stessa, dunque, che reagisce ai nostri abusi per avvertirci che un gesto individualista non solo ha conseguenze negative su altri, ma si ritorce contro di noi, in forme e tempi che non ci aspettiamo. Che cosa stiamo rimandando ora, di cui sentiremo il colpo tra decine di anni?

Per il rapporto sull’acqua:
Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), State of Global Water Resources 2025, Ginevra, 17 settembre 2026 – State of Global Water Resources 2025

Per l’appello del Nepal:
Nazioni Unite (UN News), Flood-ravaged Nepal calls for climate justice, 9 settembre 2026 – Flood-ravaged Nepal calls for climate justice

Per l’esondazione del Seveso:
ARPA Lombardia, Maltempo: i dati meteo di Arpa Lombardia, 22 settembre 2025 – Maltempo: i dati meteo di Arpa Lombardia

Per il ciclone Harry:
Dipartimento della Protezione Civile, Maltempo in Calabria, Sardegna e Sicilia, gennaio 2026 – Maltempo in Calabria, Sardegna e Sicilia

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