Questione sbarchi rimandata alla presidenza svedese

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La presidenza di turno ceca dell’UE lascia alla prossima presidenza svedese la ricerca di una soluzione comune sulla questione degli sbarchi illegali di migranti sulle coste degli Stati membri mediterranei.
Al termine del Consiglio Giustizia e Affari interni svoltosi a Lussemburgo, infatti, il ministro dell’Interno ceco Martin Pecina ha spiegato che, nonostante le pressioni soprattutto italiane per adottare da subito impegni formali sull’immigrazione nel Mediterraneo, «la discussione è appena agli inizi e non possiamo arrivare già   adesso a delle conclusioni».
I Paesi membri dell’UE maggiormente interessati dall’afflusso di migranti via mare negli ultimi mesi, cioè Malta, Cipro, Grecia e soprattutto Italia, chiedevano infatti l’obbligatorietà   della condivisione dell’onere dell’accoglienza a livello comunitario (il cosiddetto ”burden sharing”), per non lasciare a pochi governi la soluzione di un problema a tutti gli effetti europeo. Altri Paesi invece, prima fra tutti la Germania, si oppongono a ogni proposta che vada oltre la volontarietà  , avvertendo che «chiunque lascia spazio a dubbi su quest’aspetto non renderà   certo più facile la disponibilità   su base volontaria» di altri Stati membri alla solidarietà  .
In maggio il Parlamento Europeo (co-legislatore su questa materia assieme al Consiglio) aveva chiesto l’obbligatorietà   del «burden sharing», ma di fronte alla posizione contraria di molti governi il commissario europeo responsabile per Libertà  , Sicurezza e Giustizia, Jacques Barrot, ha presentato una proposta che prevede un approccio volontario di solidarietà  , da trasformare in un meccanismo più strutturato sul lungo termine.
Preso atto dell’impossibilità   di ottenere da subito un impegno formale alla condivisione tra i Paesi dell’UE, il governo italiano punta ora a inserire l’argomento nell’agenda del Consiglio Europeo che si terrà   nei giorni 18 e 19 giugno prossimi, almeno come documento da sottoporre alla prossima presidenza svedese dell’UE.
Va ricordato che la proposta di Barrot prevede anche l’istituzione, in collaborazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR-UNHCR) di un dispositivo di accoglienza in Libia che risponda alle norme internazionali, di chiarire le responsabilità   degli Stati sul luogo di sbarco dei migranti intercettati in mare, nonchà© l’organizzazione di una Conferenza con i Paesi africani di origine e transito dei flussi. Tutte questioni sulla quali Amnesty International invita l’UE a definire un approccio comune centrato sulla difesa dei diritti umani.

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