Politica di vicinato dell’UE: più cooperazione e integrazione

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Si e tenuta a Bruxelles il 3 settembre scorso la prima Conferenza fra l’Unione Europea e i paesi direttamente coinvolti nella Politica di Vicinato (PEV), situati alle immediate frontiere ad est e a sud : Ukraina, Moldova, Bielorussia, Georgia, Armenia, Azerbaijan, Algeria, Marocco, Tunisia, Egitto, Giordania, Libano, Libia, Siria, Autorita’ Palestinese e Israele.
L’obiettivo era quello di discutere il futuro della politica di vicinato e in particolare di come differenziarla e rafforzarla di fronte a paesi partners che, politicamente, geograficamente e strategicamente parlando, hanno situazioni, aspirazioni e approcci tanto diversi quanto sensibili per la stabilità   e la sicurezza dell’Unione europea.
La Politica di Vicinato, nata in previsione del grande allargamento ad est del 2004 e diventata inevitabile complemento del processo di Barcellona a sud, ha mosso i suoi primi passi politici sulla base di obiettivi divergenti e cioè, da una parte l’offerta di avvicinamento all’Europa attraverso la partecipazione alle strutture del mercato interno e dall’altra, la necessità  , per l’UE, di combattere le «minacce» provenienti da questi stessi vicini, e cioè la criminalità   transfrontaliera, il terrorismo e l’immigrazione clandestina. Con i recenti sviluppi sulla scena internazionale dell’energia, l’Unione europea ha, infine, un ulteriore interesse di buon vicinato con alcuni di questi paesi.
La Conferenza ha quindi messo in evidenza proposte, aspettative e richieste che hanno avuto il merito di chiarire sia le posizioni dell’Unione europea che quelle dei paesi partners. Chiarezza che, allo stato attuale, ha anche messo in evidenza alcune divergenze di fondo.
Da parte dell’Unione, tre sono stati in particolare i temi proposti per la discussione: rafforzamento dell’integrazione economica, energia e cambiamenti climatici, mobilità   delle persone.
Il rafforzamento dell’integrazione economica dei paesi partners prospetta a lungo termine un’area comune in cui beni, servizi e capitali potranno circolare liberamente. Una prospettiva interessante visto che l’Unione europea rappresenta oggi un mercato potenziale di ben 500 milioni di consumatori, ma che presuppone anche sforzi significativi da parte dei paesi partners per adeguarsi alle regole di un mercate vivace e competitivo.
In tema di energia, l’Unione europea punta ad ampliare a livello regionale la cooperazione e il partenariato in questo settore. Accordi bilaterali sono già   stati conclusi con l’Azerbaijan, il Marocco e l’Ukraina e nuovi accordi sono stati proposti con Algeria e Egitto. Anche qui la prospettiva offerta e’ quella di un mercato integrato che offra maggiore garanzia di sicurezza e stabilità   ai consumatori, ai produttori e ai paesi di transito di gas e petrolio.
Ed infine, la mobilità   delle persone. Se da una parte l’Unione Europea si è impegnata a sostenere una maggiore mobilità   e accoglienza per studenti e imprenditori, attraverso una semplificazione delle procedure per i visti e nuove opportunità   nelle Università  , dall’altra ha messo significativamente in evidenza l’esigenza di una più forte cooperazione per la lotta all’immigrazione illegale e clandestina. La proposta di un «Partenariato per la Mobilità  », quote, visti temporanei e un’adeguata sorveglianza del mercato del lavoro su domanda e offerta di manodopera, sono gli strumenti proposti per promuovere un’immigrazione legale, inserita e socialmente protetta.
Benchè queste proposte volte a rafforzare la politica di vicinato siano state accolte con interesse da parte dei partners, questi ultimi hanno tuttavia messo in evidenza l’importanza di una dimensione più politica e globale di queste relazioni, una dimensione che chiede all’Europa di giocare più a fondo quel ruolo di attore che la sua legittimità   e il suo impegno finanziario le hanno giustamente conferito. Non solo, ma un paese come l’Ukraina ha chiaramente indicato i limiti di una tale politica nei suoi confronti, viste la sua posizione geopolitica e le sue aspirazioni a diventare paese membro dell’Unione europea. E a questo proposito, l’Unione europea è stata chiara fin dall’inizio delle discussioni, sottolineando che la politica di vicinato non costituisce in alcun modo un percorso verso l’adesione.
Sta di fatto che la stabilità   e la sicurezza dell’Unione europea dipendono in gran parte dall’evoluzione delle sue relazioni con i paesi alle sue immediate frontiere e stabilità   e sicurezza significano anche relazioni sostenute dai valori fondanti dell’Unione stessa, e cioè democrazia e stato di diritto.

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