Papa Francesco: Europa da nonna a mamma

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Non è stata la prima volta che papa Francesco si è rivolto all’Europa quando, sabato scorso, ha incontrato a Roma la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Si è trattato sempre di confronti ricchi di contenuti e spesso non esenti da critiche, anche aspre, a un’Unione Europea che rischia di tradire i suoi valori fondamentali, come quello della solidarietà.

Tra i molti interventi del papa sull’Unione Europea sono rimasti nella memoria, tra gli altri, i suoi discorsi davanti al Parlamento di Strasburgo nel 2014 e in occasione della consegna del Premio Carlo Magno nel 2016 e, più recentemente, il messaggio all’Europa contenuto nell’enciclica “Fratelli tutti”.

Davanti al Parlamento europeo nel 2014 papa Francesco aprì, non a caso, il suo intervento ricordando quanto l’Europa e il mondo fosse cambiato da quando nel 1988 in quell’aula prese la parola papa Giovanni Paolo II. Ricordò allora come si ricavasse a proposito dell’Europa “un’impressione generale di stanchezza e di invecchiamento, di un’Europa nonna e non più fertile e vivace. Per cui i grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni”. 

Per concludere che “è giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su se stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede”.

Nel 2016, all’indomani della grave crisi economica e sociale del decennio scorso, papa Francesco, in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno, tornava a sollecitare l’Europa perché ritrovasse la forza dei suoi valori fondanti, ritrovando la capacità di integrare, di dialogare e di generare nuove progettualità. Rieccheggiano ancora quelle sue parole: “Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà?”.

Se possibile, ancora più forti anche se meno espliciti, gli appelli all’Europa nell’ultima enciclica di papa Francesco quando, riferendosi al “sogno di un’Europa unita”, lo colloca sotto il titolo “sogni che vanno in frantumi” mentre “la storia sta dando segni di ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi (§§ 10-11). E più avanti: “nessuno dunque può rimanere escluso…i confini e le frontiere degli Stati non possono impedire che questo si realizzi” (§ 121) e il pensiero va ai drammi dei migranti, compresi quelli che rischiano la vita nel Mediterraneo, antica culla della civiltà europea diventata un cimitero.

Di questi ultimi giorni gli interventi del papa in favore dei vaccini contro la pandemia e il suo appello perché “uno spirito di giustizia ci mobilita per garantire l’accesso universale al vaccino e la sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale”. Un appello che l’Unione Europea ha in parte raccolto nel G20 di Roma, presieduto da Mario Draghi, adottando una dichiarazione che incoraggia una distribuzione rafforzata dei vaccini ai Paesi in difficoltà economiche. Per ora è ancora un sogno: Paul Valéry direbbe in proposito che il “modo migliore di realizzare un sogno è quello di svegliarsi”.

Qualcosa del genere ha detto con cordiale franchezza papa Francesco nell’incontro con la presidente della Commissione europea, con riferimento al dramma dei migranti, incoraggiandola a  proseguire nell’impegno ambientale e sulla distribuzione dei vaccini. Con la speranza che Ursula von der Leyen, una “giovane” mamma di famiglia numerosa, possa contribuire a ringiovanire “nonna Europa”, guidandola verso un futuro di solidarietà.

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