Nuova Commissione Europea e continuità   istituzionale

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Il riconfermato presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, ha reso noti nei giorni scorsi i nomi dei componenti della sua squadra che, dopo un iter piuttosto lungo la cui conclusione è prevista per il febbraio 2010, lo affiancheranno nella gestione del suo secondo mandato.
Arriva così per l’UE un altro segnale di continuità   con il recente passato che completa una traiettoria non proprio brillante per il futuro dell’Europa, iniziata con la riconferma dello stesso Barroso all’indomani delle elezioni europee e proseguita con le discusse designazioni del belga Herman Van Rompuy quale futuro presidente stabile del Consiglio dell’UE e della baronessa Catherine Ashton quale Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune.
La nuova legislatura europea comincia con il presidente uscente, non certamente all’altezza nà© delle grandi figure che hanno fatto la storia dell’integrazione europea (da Altiero Spinelli a Robert Schumman, da Alcide De Gasperi a Paul Henri Spaak), nà© di alcuni suoi predecessori come Jacques Delors che della Commissione Europea fu presidente dal 1985 al 1994 e che diede all’Europa grande impulso puntando su temi ancora oggi fondamentali: la crescita, l’occupazione, la dimensione sociale e il dialogo tra le parti sociali di cui fu inventore prima e grande sostenitore poi.
Riparte dunque da Barroso la nuova Commissione, da quattordici riconferme su 27 poltrone e da nove donne, una in più rispetto alla legislatura precedente, ma è questo un titolo di merito in sà©? E mentre in Italia si esulta per la «promozione» di Antonio Tajani che resta vicepresidente e passa dai Trasporti all’Industria, le maggiori testate internazionali dibattono delle principali novità   di questa legislatura.
Ci sono, innanzitutto, alcuni nuovi portafogli: Azioni in favore del clima (affidato alla danese Connie Hedegaard), Affari Interni, (Cecilia Mallmstrà ¶m, svedese) e altri che vengono riconfigurati, come ad esempio quello per la Giustizia, che assume anche nella dicitura ufficiale le competenze in tema di diritti fondamentali e cittadinanza affidato a Viviane Reading (Lussemburgo).
Vi è poi la creazione di una squadra «economica» che è al tempo stesso frutto di un grande compromesso ma anche forte ed autorevole, se non altro perchà© composta da commissari (Competitività  , Affari economici e monetari, Mercato interno) le cui decisioni hanno effetti legali immediati per Stati membri e imprese, sull’economia e sulla finanza.
A guidare questa squadra sarà   lo spagnolo Joaquin Almunia, (Competitività  ) commissario ormai di lungo corso, essendo entrato già   nell’esecutivo Prodi (1999 – 2004) ed avendo gestito il portafoglio degli Affari economici e monetari per tutta la legislatura appena terminata, sorvegliando con capacità   unanimemente riconosciute il rigore delle politiche di bilancio degli Stati membri.
Con Almunia ci sarà   Oli Renh, finlandese responsabile per l’Allargamento nel periodo caldo 2004-2009 che allo stesso Almunia succede agli Affari economici e monetari, e ci sarà   quel Michel Barnier fedelissimo di Nicolas Sarkozy e da questi imposto quale commissario al Mercato Interno e ai Servizi. Si tratta di personalità   che il Regno Unito teme come «eccessivamente regolazionista» e quindi potenzialmente dannosa per gli interessi della City. Barnier sarà   dunque affiancato da un nuovo direttore generale, Roger Faull, che oltre ai meriti di alto funzionario e di ex portavoce di Romano Prodi per una fase del suo mandato puಠvantare la nazionalità   britannica.
Fuori dalla squadra «economica» completata con il belga Karel de Gucht, già   responsabile per gli Aiuti umanitari che nella nuova Commissione gestirà   il portafoglio del Commercio, la Germania della cancelliera Angela Merkel, abile regista delle trattative sulle nomine emerse dall’ultimo Consiglio Europeo e che per ora «si accontenta» del portafoglio dell’Energia, affidato a Gunter Oettinger in attesa che nel 2011 si liberi il posto di governatore della Banca Centrale Europea (BCE).
Ci sono, infine, i cambiamenti che hanno riguardato tutti i commissari riconfermati perchà©, come ricorda Barroso, «lavorare per dieci anni sulle stesse cose puಠcreare routine». Così, oltre a quanto già   detto per Rehn, Almunia, Tajani e de Gucht, Viviane Reding, lussemburghese già   responsabile della Società   dell’Informazione, passa al settore Giustizia, Diritti fondamentali e Cittadinanza, mentre l’olandese Neelie Kroes non si occuperà   più di Concorrenza come nel precedente quinquennio ma di Agenda digitale.
Tutto questo in attesa che la macchina istituzionale si semplifichi e si alleggerisca, a cominciare da quella riduzione del numero dei commissari già   prevista dal Trattato di Nizza che giunge oggi al suo ultimo giorno di vita, per proseguire con le numerose innovazioni introdotte dal Trattato di Lisbona, entrato in vigore ma che non potrà   essere pienamente attuato prima del triennio 2014-2017.
Tutto questo, soprattutto, in attesa che la Commissione Europea svolga un forte ruolo sovranazionale, del resto già   previsto dai Trattati, non solo nelle regole, nel diritto e nella forma istituzionali (i commissari designati cominceranno ora le audizioni in Parlamento, istituzione di fronte alla quale sono responsabili, e dovranno prestare giuramento per insediarsi compiutamente nel febbraio 2010) ma anche nel “sentire” dei cittadini europei. Forse perಠè ancora lontano il giorno in cui le designazioni non saranno influenzate dal Paese di provenienza delle personalità   individuate e, accanto al nome di un commissario, non vedremo più, nemmeno tra parentesi, la sua nazionalità  .

1 COMMENTO

  1. L’Unione Europeea non puo essere presente in ogni angolo del Europa,tocca a noi comportarci adeguatamente e senza discriminazioni.

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