Non si arresta la procedura di infrazione contro le “Stop Soros Law” ungheresi

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Preoccupata di alcune disposizioni in tema di asilo, la Guardiana dei Trattati chiede ulteriori chiarimenti all’Ungheria sulla compatibilità di quelle disposizioni con il diritto dell’Unione

La Commissione europea ha adottato una opinione ragionata (reasoning opinion) contro le leggi ungheresi -meglio conosciute come “Stop Soros law”- poiché sarebbero in contrasto con il sistema di valori dell’Unione europea, tra cui quello della solidarietà civica, del rispetto dei diritti fondamentali e delle regole europee in tema di richiedenti asilo.

La reasoning opinion si inserisce nel procedimento di infrazione, quale atto formale conseguente ad un primo sollecito che la Commissione indirizza allo Stato membro che si pone in contrasto con il diritto dell’Unione.

In particolare, in seguito all’adozione di un corpo di leggi chiamate “Stop Soros Law” da parte dell’Ungheria, a luglio dello scorso anno la Commissione aveva inviato una lettera di notizia formale per ottenere chiarimenti sul contenuto delle leggi.

Siccome le risposte dell’Ungheria hanno lasciato inevasi alcuni punti che destavano perplessità rispetto alla compatibilità con il diritto dell’Unione, la Commissione ha inviato una ulteriore lettera (reasoning opinion) per sollecitare lo Stato membro ad adottare delle misure tali da garantire il rispetto degli obblighi comunitari.

Nel caso di specie, le leggi oggetto dell’attenzione della Commissione criminalizzano atti di supporto che singoli individui o organizzazioni compiono a favore delle persone che intendono presentare domanda di asilo o di residenza; introducono limitazioni alla concessione dell’asilo, con la conseguenza che esso possa essere concesso soltanto a coloro che arrivano direttamente dallo Stato di origine; infine introducono importanti restrizioni della libertà personale nel caso di avvicinamento alle zone dove si trovano i richiedenti asilo.

In particolare, le disposizioni legislative che vietano ogni tipo di comunicazione tra richiedenti asilo ed organizzazioni non governative violano le procedure stabilite dall’Unione europea per la richiesta di asilo (Direttiva Asilo) e le norme in tema di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale.

Le forti restrizioni della libertà di movimento imposte a chi è soggetto a processi penali a causa dell’applicazione di queste leggi violano la Carta dei diritti fondamentali, la direttiva sulla libera circolazione e alcuni articoli del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Infine, le restrizioni in tema di concessione dell’asilo si pongono in contrasto con la formulazione fornita dalla direttiva sull’attribuzione della qualifica di richiedente asilo e con la Carta dei diritti fondamentali.

Per approfondire: il comunicato della Commissione

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