Come integriamo i migranti nel nostro sistema scolastico? Un confronto tra i Paesi europei nel nuovo Report di Eurydice

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Eurydice, un network della Commissione europea che fornisce analisi sul sistema e sulle politiche educative a livello europeo, ha recentemente pubblicato un Report che analizza le politiche e le misure introdotte dalle amministrazioni pubbliche europee per favorire l’integrazione dei migranti nel sistema scolastico.

Il Report coinvolge, oltre ai 28 Paesi dell’Unione, la Svizzera, il Liechtenstein, la Norvegia, alcuni Paesi balcanici e la Turchia, offrendo un’analisi comparativa delle politiche e delle raccomandazioni esistenti a livello istituzionale nei diversi Paesi dalla scuola primaria a quella superiore considerando, altresì, corsi professionali d’ingresso al mercato del lavoro offerti dalle scuole. 

Lo studio è diviso in due parti:

  • La prima descrive le politiche esistenti in merito all’inserimento dei migranti nel sistema scolastico e alla gestione dei problemi relativi alla loro integrazione;
  • La seconda si concentra sui dieci maggiori sistemi educativi europei (tra cui quello italiano), per analizzare il rispetto della diversità linguistica e culturale e la presenza di politiche scolastiche volte ad un approccio olistico all’integrazione che vadano al di là dell’apprendimento della lingua per salvaguardare il benessere del bambino anche dal punto di vista emotivo, psicologico e sociale attraverso l’inserimento di apposite competenze nei curriculum di studio.

Secondo il Report, il nostro Paese registra una proporzione tra giovani immigrati sotto i 15 anni rispetto all’intera popolazione di giovani appartenenti alla stessa classe di età inferiore al 5%, percentuale che condivide con la stragrande maggioranza dei Paesi europei che si assestano sotto il 10%.

Per quanto concerne, la completezza dell’approccio alle politiche educative nel campo dell’integrazione, pochi Paesi, tra cui l‘Italia, specifiche strategie o piani d’azione a livello di istruzioni centrali e solamente due Paesi, Finlandia e Svezia, danno egual importanza alla gestione della diversità e all’approccio olistico nell’integrazione dello studente.

In Italia (come negli altri paesi europei ad eccezione di Spagna, Portogallo, Finlandia e Svezia) le politiche scolastiche nazionali si concentrano prevalentemente sulle competenze linguistiche dei migranti appena arrivati, senza guardare agli aspetti psicologici ed emotivi, nonostante le loro ricadute sul rendimento scolastico.

Tuttavia, nel nostro Paese nei documenti ufficiali sono presenti misure ad hoc per supportare l’apprendimento dei migranti, corsi specifici e supporto per gli insegnanti sia durante il loro percorso formativo sia in qualità di corsi di aggiornamento quando già prestanti servizio, nonché corsi per i presidi al fine di gestire le problematiche derivanti dalla multiculturalità.
E’, altresì, sottolineato il ruolo delle attività extra-curriculari e l’importanza di cooperare con professionisti e organizzazioni del territorio al fine di garantire un’integrazione sociale omnicomprensiva dei nuovi arrivati.

L’integrazione passa anche attraverso il coinvolgimento dei genitori che, spesso, soprattutto per quanto riguarda le madri non lavoratrici, fanno più fatica ad integrarsi dei propri figli. In Italia, come nei due terzi dei Paesi coinvolti nello studio, i genitori degli studenti migranti sono adeguatamente informati negli sviluppi scolastici dei propri figli. L’ideale sarebbe, tuttavia, un loro coinvolgimento più attivo secondo il modello francese che prevede corsi di formazione per incrementare le capacità di supporto ai figli nel percorso scolastico permettendo ai genitori di beneficiare di riflesso dell’istruzione dei propri figli.

Per approfondire: il comunicato della Commissione, il Report di Eurydice

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