Minoranze ancora discriminate nell’UE

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L’obiettivo di integrazione delle minoranze etniche e religiose nell’UE è ancora lontano e permangono diffuse situazioni di discriminazione nei sistemi educativi. Lo denuncia un nuovo Rapporto pubblicato dalla Rete Europea contro il Razzismo (ENAR).
Il Rapporto sottolinea i problemi relativi alla discriminazione nell’ambito della scuola, analizzando le misure legislative e politiche attualmente in vigore in vari Stati europei; evidenzia le aree in cui sono necessarie modifiche e propone una serie di raccomandazioni e azioni a livello europeo, nazionale e internazionale. Gli ostacoli maggiori all’integrazione reale sono rappresentati da serie difficoltà   nell’accesso all’istruzione, manifestazioni di bullismo e molestie, segregazione nelle scuole, abbandono scolastico e alti tassi di espulsione.
Analizzando la situazione dei vari Stati membri, l’ENAR rileva atteggiamenti diversi nell’affrontare un problema comune. Un giudizio positivo riguarda ad esempio l’Italia e soprattutto la Danimarca, che hanno messo in atto in ambito educativo delle minoranze etniche un metodo largamente centrato sull’integrazione attraverso l’apprendimento della lingua, piuttosto che impartire un modello di multiculturalismo. Nel Regno Unito, c’è un’enfasi aperta sull’eguaglianza delle razze e le politiche relative alla scuola sono state concepite come fortemente indirizzate ad affrontare in modo preventivo la sfida della discriminazione razziale. In modo diverso la Francia, che non riconosce ufficialmente il concetto di razza o di minoranza etnica, ha adottato politiche educative basate sulla promozione di eguaglianza e secolarismo, e sulla tesi che l’appartenenza, il credo e le pratiche religiose sono considerate appartenenti alla sfera privata e familiare.
ENAR conclude che la Strategia di Lisbona nel campo dell’educazione e della formazione non sta raggiungendo l’obiettivo previsto di assicurare pari opportunità   per le minoranze etniche e religiose nel campo dell’educazione: «Se l’Europa vuole riuscire a preparare tutti i suoi cittadini ad un’Europa del futuro diversa e più competitiva – sostiene il Rapporto – una trasformazione dei sistemi educativi a tutti i livelli è assolutamente necessaria».

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