L’ultima umiliazione per i palestinesi

Non sono tanto le ultime dichiarazioni e le prese di posizione degli Stati Uniti su Israele e Palestina a stupire, quanto la determinazione e la coerenza con le quali il Presidente Donald Trump sta picconando quelle poche speranze rimaste per una soluzione pacifica e giusta di un conflitto in corso da troppi anni. 

E’ infatti del 18 novembre la dichiarazione del Segretario di Stato americano Mike Pompeo che, con poche parole, legittima gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania. La formulazione della dichiarazione rivela inoltre tutta la freddezza con la quale gli Stati Uniti considerano questo doloroso conflitto :” Dopo aver esaminato attentamente tutti gli argomenti di questo dibattito giuridico (sic), abbiamo concluso che l’insediamento delle colonie civili in Cisgiordania non è contrario al diritto internazionale”. 

Si tratta di una decisione politica che si scosta sostanzialmente da una posizione che Washington aveva grosso modo mantenuto per cinquant’anni, volta a non compromettere i parametri di un possibile negoziato di pace fra Israeliani e Palestinesi. Donald Trump rompe quindi con questa posizione e continua sulla sua strada di incondizionato sostegno ad Israele, incurante del fatto che esista al riguardo la risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, adottata nel 2016, che chiede ad Israele di “interrompere ogni attività” nei territori occupati palestinesi e a Gerusalemme est, definendo l’occupazione illegale e pericolosa per il processo di pace. Non solo, si tratta di un atteggiamento che conferma, anche su altri fronti, l’orientamento di politica unilaterale americana. 

Le mosse precedenti del Presidente degli Stati Uniti facevano già presagire questo palese cambio di rotta. La prima risale al 2017 quando Donald Trump decise di riconoscere, unilateralmente, Gerusalemme come capitale di Israele. Una decisione immediatamente seguita da quella di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme nel 2018, segnando in tal modo la distanza degli Stati Uniti dalla posizione internazionale che lasciava alle parti in conflitto, israeliani e palestinesi, la decisione sullo status di Gerusalemme. Una tale decisione, carica di conseguenze politiche, metteva quindi seriamente in pericolo la prospettiva di Gerusalemme Est di diventare la capitale di un futuro Stato Palestinese. Non solo, con ironia o incomprensibile strategia, il Presidente Trump presento’ invece la sua decisione come un’apertura verso nuove prospettive di pace. 

Oltre a creare una profonda frattura fra gli Stati Uniti e i Palestinesi, purtroppo la politica unilaterale e di parte di Trump complica e allontana qualsiasi prospettiva per un negoziato di pace che rispetti una giusta e equilibrata convivenza fra due popoli. In proposito è infatti ancora ferma nei meandri degli interessi politici americani la proposta di pace tanto annunciata da Washington, una proposta che, a ridosso di quest’ultima decisione di legittimazione dell’occupazione israeliana, non si vede bene su che basi possa poggiare.

Per voce di Federica Mogherini, l’Unione Europea ha tuttavia reagito prontamente alla nuova iniziativa americana, ribadendo la sua posizione sulla politica di insediamento israeliana : “Tutte le attività di insediamento sono illegali ai sensi del diritto internazionale ed erodono la fattibilità della soluzione a due Stati e le prospettive di una pace duratura.”

Sta di fatto che la prospettiva di pace in quella Terra sembra, purtroppo, allontanarsi sempre più.

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