L’UE dovrebbe bandire i prodotti non riparabili

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Il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) ha suggerito che i prodotti che non possano essere riparati non dovrebbero essere commercializzati sul territorio Europeo, e che non sia abbastanza richiedere ai produttori di informare i consumatori quando un loro prodotto non possa essere riparato.

Risulta infatti difficilmente praticabile, se non impossibile, per un consumatore europeo far aggiustare un proprio apparecchio rispetto ad acquistarne uno nuovo e l’UE dovrebbe richiedere agli Stati membri di vietare qualsiasi pratica volta a rendere i prodotti intenzionalmente non riparabili.

Il CESE si è espresso a favore di un nuovo diritto di riparazione e ha suggerito una serie di misure pratiche, anche dal punto di vista commerciale, per rafforzare la regolamentazione e garantire che l’opzione della riparazione resti praticabile e a costi accessibili anche oltre il periodo della garanzia. Le proposte includono:

  • Offrire incentivi per optare per la riparazione, anche semplici, come offrire un’estensione del periodo di garanzia quando un prodotto viene riparato durante tale periodo;
  • Consentire soluzioni innovative come la stampa 3D per la produzione di pezzi di ricambio o la ristrutturazione, che consiste nel dare una seconda vita ai prodotti o sviluppare un mercato per i pezzi di seconda mano;
  • Lanciare programmi di formazione e riqualificazione per insegnare ai riparatori le competenze di cui hanno bisogno per il lavoro e, più in generale, è necessario affrontare la carenza di personale di riparazione in Europa.

Il settore delle riparazioni crea infatti valore e posti di lavoro di alta qualità in Europa, circa 404 posti di lavoro ogni 10 000 tonnellate di materiali riparati – 50 volte di più che smaltire questi materiali come rifiuti. Il 65% dei consumatori invece smaltisce i propri prodotti difettosi, e questo si traduce in 7,5 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno.

Come la direttiva sul diritto di riparazione, la nuova direttiva sulle rivendicazioni verdi ha lo scopo di consentire agli europei di acquistare in modo sostenibile. I consumatori sono sempre più disposti a farlo, ma hanno pochissima fiducia nelle affermazioni dei produttori sulle prestazioni ambientali dei loro prodotti e servizi e sono confusi dalla moltitudine di etichette verdi sul mercato.

La nuova direttiva dovrebbe rendere le etichette ambientali e le dichiarazioni credibili e affidabili, ma presenta delle debolezze evidenziate dal CESE: essa dovrebbe vietare le rivendicazioni basate sulla compensazione, dal momento che diverse autorità di tutela dei consumatori e una serie di cause giudiziarie hanno rilevato che affermazioni come “neutrale dal punto di vista climatico” o “compensato dalla plastica” basate sulle emissioni controbilanciate investendo in progetti di soluzioni climatiche (come piantare alberi) sono scientificamente errati e sempre fuorvianti per i consumatori.

Per approfondire: Il comunicato del CESE

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